Il Tirreno

Versilia

L’eroe del Folgorito «Dalle vostre case partì la riscossa»

L’eroe del Folgorito «Dalle vostre case partì la riscossa»

Genro Kashiwa comandò il plotone che cacciò i tedeschi Oggi scrive a versiliesi: «Non vi dimenticherò mai»

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SERAVEZZA. Settant’anni fa contribuì assieme ai suoi commilitoni a liberare la Versilia e l’Italia dalla tirannia nazifascista. Ora, nei giorni dell’anniversario dello sfondamento della Linea gotica, manda una lettera di saluto alle comunità versiliesi e massesi tramite Davide Del Giudice, ricercatore storico della Linea gotica.

L’uomo si chiama Genro Kashiwa, ed è un Nisei (un americano di origine giapponese) oggi 92enne. I Nisei furono determinanti per sfondare la Linea gotica occidentale, tra il 5 ed il 24 aprile 1945. Guidati abilmente per i sentieri montani di Seravezza e Montignoso dai partigiani di Pietro, riuscirono con relative perdite (una quarantina di morti tra Seravezza e Massa) a sfondare il temibile Massa Rigel (il catenaccio di Massa), nodo fortificato tedesco. Il sergente Kashiwa è stato una figura di primo piano: fu il comandante del plotone che espugnò il Monte Folgorito.

«Il ricordo della nostra campagna sul Monte Folgorito mi torna vividamente, anche dopo 70 anni - scrive Kashiwa - Il 25 marzo 1945 abbiamo lasciato la Francia e raggiunto l’Italia in perfetto segreto. Lo scopo della nostra presenza in Italia è stato quello di rompere il cardine occidentale della Linea gotica. L’estremità occidentale d’Italia fu occupata dai tedeschi per lungo tempo, e nessun esercito era riuscito in quel periodo a debellare i tedeschi. Il 28 marzo abbiamo raggiunto Lucca col favore delle tenebre e vi rimanemmo in addestramento per diversi giorni. Nella notte del 3 aprile, il 100° Battaglione si trasferì a Vallecchia e il 3° Battaglione, in cui servivo come sergente, si trasferì a Azzano sulle pendici di Monte Cavallo. La salita notturna di 5 ore era pericolosa ed un passo falso poteva significare una caduta di un centinaio di metri lungo la montagna. Abbiamo raggiunto Azzano, ma eravamo in piena vista dei tedeschi; quindi siamo stati nascosti nelle case durante il giorno. Alle prime ore del mattino, precisamente all’una di notte del 5 aprile, siamo strisciati fuori dalle case di Azzano e nel buio siamo scesi lungo il fianco della montagna fino al fondovalle, attraversando il fiume asciutto. Poi siamo saliti un’altra montagna e finalmente raggiunto le pendici del monte Folgorito alle 7, dove i cecchini tedeschi su entrambi i lati della montagna ci aspettavano. Lo scontro si accese e molti dei nostri uomini furono feriti o uccisi. Il nostro tenente di plotone e la sua staffetta rimasero feriti, tornando al quartier generale per ottenere ulteriori ordini per la nostra prossima mossa. Di conseguenza, sono diventato il leader del 1° plotone. Ho poi portato i miei uomini verso una posizione in cui i cecchini non potevano arrivare. Tale area era al di sotto della stazione di osservazione principale tedesca, che era situata sulla sommità di Monte Folgorito. Ho deciso di portare i miei uomini su un pendio roccioso di 80 gradi di pendenza. Era così ripido che i tedeschi mai si aspettavano che qualcuno potesse salire da questo crepaccio, pertanto, non avevano nessuno di guardia in questa zona. Salimmo quel canale roccioso per 34 minuti e raggiungemmo infine la cima del Monte Folgorito. Quando i primi cinque di noi hanno raggiunto la vetta, abbiamo guardato oltre il bordo, vedendo che non c'erano tedeschi. Così ho detto agli uomini ad avanzare in avanti. Presto, abbiamo scoperto una trincea ad L che era coperta da tavole e rocce. Così quei cinque puntarono i fucili tra le tavole e spararono. I tedeschi saltarono fuori dalla trincea e fuggirono giù per la montagna. Vidi una mitragliatrice tedesca alla fine della trincea, ho cercato di sparare ai tedeschi in fuga, ma la mitragliatrice tedesca che trovai incustodita e carica mi era sconosciuta e ho fallito il tiro. Così i tedeschi poterono fuggire, e noi potemmo occupare con successo il Folgorito. Non dimenticherò mai quei giorni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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