Gioco
Pietrasanta esalta Amendola il fotografo che immortala l’arte
A Palazzo Panichi è aperta fino a martedì la mostra che racconta vita e opere del maestro pistoiese Fatale fu il suo incontro con Marino Marini che lo introdusse al contemporaneo
PIETRASANTA. A Pietrasanta, palazzo Panichi, si celebra Aurelio Amendola una dei più grandi e noti fotografi d’arte. Amendola offre, in questa sua mostra che rimarrà aperta fino a tutto aprile, una vastissima serie di foto dedicate agli happening, cioè alle azioni artistiche, di autori che vanno da Alberto Burri a Gilberto Zorio da Nicola De Maria ad Emilio Vedova, eppoi Claudio Parmeggiani, Marcello Jori, Herman Nitsch, Nino Longobardi, Mimmo Paladino Ceroli e tanti altri. Cioè il meglio dell’arte contemporanea italiana e internazionale. Amendola è famosissimo per i suoi preziosi lavori su Michelangelo (già esposti a Pietrasanta anni fa), e per i ritratti che ha dedicato a tanti pittori e scultori di fama, da Andy Warhol e Mitoraj, da Finotti a Ciulla a Tongiani a Ivan Theimer, Manzù, Schifano, Dorazio, Accardi, Pistoletto.
Non s’è fatto mancare uno scatto. E’ di una curiosità e vivacità invasive. Ed ha esposto in ogni dove, da Berlino a New York da Toronto a Singapore. La mostra di palazzo Panichi gliel’ha allestita l’architetto Tiziano Lera. E sarà un autentico avvenimento poiché dopo l’omaggio che ad Amendola ha fatto mesi fa la Triennale di Milano (dedicandoli cinque grandi saloni) tutta la stampa nazionale s’è occupata di lui. Pietrasanta, però, ha un’occasione prima mai ripetuta. Amendola presenta gli artisti che nei loro studi si sono “esibiti” per la macchina fotografica.
Di questi happening Amendola è stato spesso anche regista, inventore, animatore. Dice: «Avrei dovuto fotografare Ceroli mentre realizzava le sue note opere in legno. Ma per lui avevo in mente ben altro. Feci in modo che portasse con sé due enormi ali in legno e andammo sulla spiaggia di Fregene, a Roma».
Ceroli, imbracato come Icaro, volò sulla battigia e l’evento venne documentato e fece scalpore. Così per Burri. Il grande umbro dopo aver scoperto le possibilità rugose della materia sviscerata in ogni possibile contorsione e piegamento, ebbe voglia di bruciare delle plastiche. Chiamò Amendola ed assieme svolsero l’azione di intervenire con la fiamma ossidrica su delle superfici. Nacquero le straordinarie “bruciature” che resero Burri arista d’importanza decisiva. Ogni scatto di Amendola è un ricordo, una memoria, un aneddoto, una storia del contemporaneo, da quando a New York ebbe modo di incontrare Andy Warhol, guru dell’avanguardia pop, a quando a Venezia portò in gondola Giorgio De Chirico e con lui rivisitò fotograficamente la città letta con gli occhi del maestro della metafisica. La biografia di Amendola è piena di eccellenze.
Nel 1964, lui pistoiese, ritrasse il pulpito di Giovanni Pisano in Sant’Andrea a Pistoia. Poi si dedicò a Jacopo Della Quercia, Donatello, Canova. I suoi soggetti preferiti divennero però i marmi di Michelangelo di cui, dice sorridendo, «divenni un amico, ci parlo e catturo la vita insita nel marmo».
Fatale per la conoscenza del contemporaneo fu l’incontro con l’altro pistoiese celeberrimo, Marino Marini (morto a Viareggio in un albergo vicino al Royal), che gli fece fotografare tutte le sue sculture.
Dopo vennero i lavori su Warhol, Lichtenstein (padre della Pop Art), Schifano, Kounellis, Vedova, Hermann Nitsch. Dell’austriaco fotografò una sua esibizione in un vasto studio dove alle pareti stavano enormi tele che Nitsch sporcò con violente secchiate di sangue di bue.
Scoperto dal mercato Amendola fu chiamato in mostra dall’Accademia di Francia in Roma, dalla Fondazione Le Stelline di Milano, dalla Gallerie Nove di Berlino, dall’Hermitage di San Pietroburgo, eppoi Budapest, San Paolo del Brasile, l’Uruguay, le Cappelle Medicee di Firenze. In questi giorni Amendola è stato a Nizza dove il gallerista Sapone ha ideato di dedicare a una scultura di Michelangelo la Promenade.
La mostra “Happening” di palazzo Panichi ha un merito: quello di far annusare alla riviera l’arte che oggi va nel mondo, dalle aste alle esposizioni universali (Basilea, Berlino, Tokio, Miami). Si tratta di un’occasione, direi, scolastica. Amendola ci fa conoscere momenti di creatività originali, unici, testimonianze di eventi che sono tappe nel percorso figurativo nel quale si ritrova il mondo. E lì Amendola c’era, non secondo protagonista di un’opera in progress, ma compartecipa nella creatività finale assieme al pittore, allo scultore.
Racconta Amendola: «un giorno, a Bologna, Claudio Parmeggiani allestì un enorme labirinto in vetro. Io mi misi a fotografare. Lui mi fermò. Non era quella l’opera. Lui prese una mazza e prese a distruggere il labirinto. La distruzione fu l’opera. E fu un incanto».
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