Sicurezza
Un mese dalla tempesta: ferite ancora aperte in Versilia
Ripulita in gran parte la Versiliana, ma migliaia di alberi sono ancora a terra lungo le strade e nelle zone montane
PIETRASANTA. La ferita è ancora aperta. Lo raccontano i giardini devastati dagli alberi caduti, i muretti e le recinzioni di parchi e villette contorte, i tronchi tagliati e accatastati in attesa di essere rimossi. In qualche caso ci sono ancora tetti lesionati e tegole rotte. Il giorno di Pasqua sarà un mese esatto dalla notte della tempesta che ha messo in ginocchio migliaia di famiglie e imprese in Versilia. La notte della paura che ha segnato in modo irreversibile l’orizzonte di questo territorio nel senso che ne ha cambiato il paesaggio e ora ne mette a rischio la sicurezza idrogeologica con le migliaia e migliaia di alberi ancora a terra sui versanti collinari e montani. E non c’è ancora la dichiarazione di stato di emergenza nazionale. Risarcomenti? Forse. Per ora solo quelli della regione che arriveranno per le case danneggiate, ma tra un po’.
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Eppure enti e cittadini hanno già speso tanto, tantissimo per tamponare le ferite e “rifare” bella la Versilia. Che ha rialzato la testa, sì. Ma la normalità è un’altra cosa. Tornare come prima? Impossibile. E comunque ci vorranno decenni per restituire al territorio almeno un po’ dell’immenso patrimonio perso in una notte.
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Dal tetto della chiesa di Santa Croce a Camaiore la cuspide del campanile volato via è stata rimossa e sistemata nell’oratorio: solo il colore delle tegole, più chiaro, è traccia dell’accaduto insieme, naturalmente, ai tubi in ferro che fasciano il campanile a rischio crollo perché senza la sua “testa”. Soldi per rimetterlo a posto non ce ne sono. E chissà quando la cuspide tornerà al suo posto. Per arrivare in centro a Camaiore si percorre la via provinciale lungo il fiume. Di fianco colline dolci e spoglie diventate un cimitero di alberi dove in molti casi non si è ancora intervenuti per fare pulizia. Poco più in là c’è Capezzano con la sua distesa di serre ancora nude: le aziende agricole sono le più colpite, qui come anche a Massarosa e Pietrasanta. Capezzano è un paesone lungo sulla via Sarzanese: la mattina del 5 marzo non ci si poteva passare per l’enorme quantità di alberi venuti giù. Non c’era la luce nelle case, in molti casi neppure il telefono. Un auto con tre persone a bordo era rimasta sotto un tronco alla Dogana. Proprio lì ora c’è un grande deposito di tronchi, uno dei tanti allestiti in fretta e furia in Versilia per riuscire a smaltire l’enorme quantità di legname che il prossimo inverno brucerà in qualche camino.
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Anche la Sarzanese verso Pietrasanta è un cimitero di piante: tantissime quelle non ancora rimosse a bordo strada con le radici all’insu rivolte verso le auto in transito. Difficile dire quanto ancora resteranno lì.
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Dal centro di Pietrasanta, rimesso presto in ordine dopo la tempesta, scendiamo di nuovo verso mare. Viale Apua da cima a fondo è un simbolo di quello che è stato il 5 marzo: molti giardini sono ancora pieni di alberi caduti come pure le aree verdi che costeggiano la strada. Nell’interno, nella zona del campo da calcio Pedonese, non si contano le case con muretti e recinzioni distrutte e contorte dal peso delle piante cadute. È Marina di Pietrasanta dove il 40% delle abitazioni ha subito danni, da Focette - dove ci sono resti di alberi quasi ovunque - a Fiumetto. A un certo punto viale Apua si apre: c’è più luce del solito. C’è più luce rispetto a un mese fa perché un pezzo del Parco della Versiliana non esiste più: qui la tempesta ha fatto una strage. Il terreno è ormai in gran parte sgombro da rami e cime. Si contano le ciocche. E sono tantissime.
Forte dei Marmi e Roma Imperiale sono a un passo. I segni della tempesta ci sono ma più rari, se così si può dire. Il vento ha danneggiato oltre 4mila case, la metà di quelle esistenti e buttato giù il 60% degli alberi. Ma c’era da fare presto per accogliere i turisti per la Pasqua. Il centro è preso d’assalto da signore impegnate nello shopping, coppie a passeggio e ragazzini con le ciabatte. Nelle vie più interne però i pali della luce sono ancora appoggiati a terra o sulle recinzioni delle case, per le strade eleganti è un via vai di camion carichi di tronchi, qualche tetto è ancora lesionato, cancelli e muretti spaccati.
Dal Pontile, già brulicante di vacanzieri pasquali, si vedono bene le Apuane. La minaccia - per le frane, i canali intasati da rami e tronchi ma anche gli incendi - ora arriva da lassù: dai versanti ricoperti di alberi abbattuti che nessuno ha la forza e il denaro per rimuovere.
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