Il Tirreno

Versilia

«Recintare il Parco non è possibile»

di Donatella Francesconi
«Recintare il Parco non è possibile»

Il presidente Manfredi dopo lo scontro auto-daino: così si limiterebbe la libertà degli animali nell’ambiente naturale

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TORRE DEL LAGO. Una recinzione per il Parco naturale, che impedisca agli animali che lo abitano di diventare un pericolo per sé e gli automobilisti: tornano a chiederla in tanti dopo l’uccisione di un daino alla Bufalina, martedì sera. Investito da un’auto che nell’impatto è andata in parte distrutta, e poteva finire molto peggio. «L'Ente Parco non ha il potere di imporre la realizzazione di recinzioni in ogni dove», è la riposta che arriva dal presidente Fabrizio Manfredi: «Perché tali opere sarebbero eventualmente di competenza dei soggetti titolari delle infrastrutture interessate (Fs, Anas, Salt, e altri) e per altro verso quelle sì rappresenterebbero delle restrizioni forzate al naturale spostamento degli animali in contesti naturalistici, che l'uomo magari vorrebbe regimentare e smembrare e suo piacimento». Fabrizio Manfredi, oltre che presidente del Parco, è anche membro del consiglio di amministrazione di Salt. Ma non sappiamo se abbia mai toccato l’argomento in quella sede. Certo è che - nel replicare in merito all’incidente alla Bufalina - Manfredi da una parte difende la libera circolazione degli animali, ma in un contesto naturale che lo stesso presidente così racconta: «Dovrebbe essere noto a chiunque che il Parco naturale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, costituito in consorzio trentacinque anni fa ed Ente regionale quindici anni più tardi, è un Parco fortemente e storicamente antropizzato, in cui la "storia" e la natura si sono intrecciate sa nel bene (le stesse pinete sono il frutto delle attività umane) che nel male, essendo molte le aree intensamente compromesse o degradate». Dunque non è infondato sostenere che sia necessario pensare alla sicurezza di esseri umani e animali che tanto convivono nell’area naturale. «Essendo il nostro parco (che non è quello del Gran Paradiso) attraversato da una pluralità di infrastrutture, vi è anche la particolare problematica dell'attraversamento delle stesse da parte degli animali selvatici che popolano in gran numero le aree boschive e la campagna. Sulla pericolosità - risponde Manfredi - sia per gli animali che per gli uomini, l'Ente Parco può intervenire agendo sul controllo del numero degli esemplari nelle "aree interne" alla stessa area protetta. Infatti ogni anno, in attuazione di un apposito "Piano di prelievi faunistici", l'Ente provvede - nelle aree pubbliche e in quelle private - alla cattura e/o all'abbattimento di migliaia di capi (daini, cinghiali). Tramite tali pratiche cerca di mantenere un equilibro armonioso tra la natura e la selvaggina».

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