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Versilia

La prostituta uccisa stava per tornare in Nigeria dal figlio

La prostituta uccisa stava per tornare in Nigeria dal figlio

Aveva deciso di lasciare l’Italia, ma non ha fatto in tempo L’autopsia: non si è potuta difendere dall’assalto del killer

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TORRE DEL LAGO. Nessun segno di difesa. La vittima non ha avuto la possibilità di difendersi dal suo assassino che le aveva sferrato prima sette coltellate alle spalle e poi tre all’addome. Sono state le dieci coltellate ad avere ucciso Iriagbonse Eghianruwa, la prostituta nigeriana di 45 anni trovata senza vita il 31 marzo nella pineta della Bufalina. È il risultato dell’autopsia eseguita ieri pomeriggio dal medico legale Alessandro Bassi Luciani. E fra qualche giorno saranno anche disponibili i risultati delle analisi condotte sui tamponi biologici prelevati alla vittima, in particolare sotto le unghie, nella speranza che il dna del killer sia rimasto addosso alla straniera. Intanto, i carabinieri del nucleo investigativo di Pisa stanno acquisendo informazioni tra chi conosceva la donna. Stanno verificando la voce secondo cui un uomo negli ultimi tempi l'aveva spaventata.

Intanto, ieri mattina una mano anonima ha depositato un gesto di fiori sul luogo dove la nigeriana si prostituiva. Un gesto di pietà per una vita stroncata su cui emergono retroscena che rendono ancora più triste questa vicenda.

Il figlio si era laureato in Medicina in Nigeria e “Grace”, la prostituta che è stata uccisa alla Bufalina, doveva tornare da lui a settembre per toccare con mano l’aspirazione realizzata di suo figlio, lei, le cui aspirazioni sono finite sotto i colpi di dieci coltellate in una pineta dove i clienti la chiamavano “la nera” o “Grazia la nera".

«Con i soldi che faceva qui da noi manteneva quattro figli» dicono dalla cooperativa Arnera che è impegnata nel progetto Sally da dieci anni per la riduzione dei rischi connessi alla prostituzione. La vita di Grace ha imboccato il precipizio della prostituzione quando è rimasta vedova. E con quattro figli da mantenere, non ha avuto scelta se non intraprendere un viaggio con solo un punto di arrivo. «Era in Italia da dieci anni e noi la conoscevamo da quattro» aggiungono dalla cooperativa che si occupava anche di portarla dal medico.

Gli operatori dell’unità di strada del progetto Sally, la conoscevano col nome di Susan, perché la vittima diceva che il nome Grace «era troppo bello per essere sporcato con questo lavoro». Ma nemmeno quello era il suo vero nome. Lei era Iriagbonse Eghianruwa, aveva 45 anni e viveva ad Empoli. Dietro alle molte identità che si crea una persona che si prostituisce, c’è un solo mondo fatto di desideri, fatiche e aspettative, ed anche di principi morali che è difficile conciliare con una vita da prostituta. Gli operatori della cooperativa raccontano: «Come tutte le altre donne africane, era venuta in Italia con enorme sacrificio, per dare alla propria famiglia la possibilità di una vita migliore, era in Italia per i suoi figli, ed è grazie a lei se hanno potuto studiare e si sono laureati».

Susan a settembre sarebbe tornata in Nigeria per stare con loro, riposarsi e magari fare la nonna, abbracciata finalmente da chi le voleva bene, libera finalmente da ogni ricatto. «Susan era una donna come noi - dicono dalla cooperativa - le piaceva andare al mercato e in chiesa, guardare la tv e stare al telefono con i suoi familiari». Ed era una persona gentile che si preoccupava per gli altri, anche per chi, come le trans che lavoravano vicino, aveva avuto una storia completamente differente dalla sua. «Dietro a "Grazia la Nera" – concludono dalla cooperativa - c'era una donna meravigliosa e solare, con un sorriso bellissimo, e una persona che sapeva guardare oltre le differenze, per questo noi siamo onorate di aver avuto la possibilità di conoscerla».

Giovanni Parlato

Carlo Venturini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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