Toscana
Il silenzio su Martini La famiglia non parla
Si ignora la fine che farà lo chalet aperto nel 1899, con gli arredi interni Ma i cittadini si stanno mobilitando per evitare un nuovo scempio
VIAREGGIO. Tre giorni fa l’avvocato (lucchese) del negozio Martini aveva promesso al Tirreno un comunicato chiarificatore sulla riapertura del negozio della Passeggiata.
Era lunedì quando il legale della famiglia lucchese ci aveva chiamato dopo l’allarme lanciato dal nostro giornale sulla sorte del negozio più antico della Passeggiata. L’avvocato Fabrizio Petri aveva annunciato anche un comunicato sulla riapertura a giorni dopo gli annunciati lavori di ristrutturazione. Dopo è stato il silenzio.
Nel frattempo siamo stati sommersi da commenti e segnalazioni da parte di politici e cittadini. Tutti si chiedono se l’allarme lanciato dal Tirreno è giusto. Di sicuro sulla vicenda si susseguono le voci più disparate. Compresa quella che gli arredi, gli storici arredi interni, sono già stati tolti dal locale.
Ma ricostruiamo la vicenda. Lo chalet Martini viene aperto il primo agosto del 1899. E’ l’unico locale della prima Passeggiata, quella fatta di legno della galleria Nettuno e del cinema Nereo, poi Politeama, a salvarsi dall’incendio che portò via le vecchie strutture in legno il 17 novembre del 1917. Una Passeggiata in legno sempre rimpianta da Mario Monicelli. Per questo Martini è un simbolo non solo della Passeggiata ma di Viareggio tutta. Gli arredi sono quelli originali di questo secolo e al soffitto c’è un affresco di Tito Chini, celebre famiglia di artisti dell’art noveau. Fino a pochi mesi fa si potevano comprare trench e scarpe inglesi. Come faceva a suo tempo il Maestro Giacomo Puccini.
Martini è chiuso dallo scorso autunno. Quando ne scrivemmo il legale ci fece sapere della riapertura dopo i lavori.
Nel frattempo, è notizia di pochi giorni fa, si è sparsa la voce – anche all’interno del consorzio Passeggiata Duemila – che il negozio che vendeva impermiabili inglesi e cachemire non avrebbe rialzato le saracinesche. Al suo posto erano in arrivo le scarpe Aw Lab. La stessa ditta che ha distrutto gli arredi della Galleria del Libro, progettati nel 1973 da Gae Aulenti, una della più grandi progettiste italiane del Novecento. Insomma esiste il fortissimo rischio di un nuovo scempio. E di fronte al silenzio della famiglia Martini la paura aumenta. Di fronte anche al silenzio di chi certe opere d’arte dovrebbe difendere. Dal Comune di Viareggio, acefalo certo ma che comunque tutte le mattine eroga i suoi servizi, fino alla Soprintendenza ai Beni Artistici di Lucca. Certo se si guarda certi scempi – anche recentissimi e visibilissimi in Passeggiata – c’è da dubitare della loro efficienza. Ma tant’è.
Di contro al silenzio si stanno muovendo i cittadini che in questi giorni hanno scritto che lo chalet Martini non deve trasformarsi nell’ennesimo brutto negozio del lungomare viareggino.
Della vicenda si sta occupando anche il Consorzio della Passeggiata, a partire dal presidente Roberto Vannozzi fino al suo vice Piero Bertolani (nelle foto).
Da indiscrezioni si parla anche di un colloquio fra i rappresentanti di Martini ed il commissario prefettizio.
È chiaro che una vicenda molto delicato, con vincoli di legge che in teoria sarebbero precisi. Ovvero che anche gli arredi, dopo i 50 anni di viya, sarebbero vincolati e non soltanto le facciate. Di certo un negozio di quel valore chiuso a Pasqua conferma la possibilità di un prossimo cambio di gestione (i titolari della concessione, al momento sono gli stessi della gestione). E comunque, libero il mercato, la Passeggiata passerebbe da un negozio con scarpe made in England a sneakers made in China. Non proprio il massimo.
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