Il Tirreno

Versilia

La zia di Emanuela: era mia nipote e la mia alunna

«Pensi che il primario si sbagli, e non ci credi, ti vuoi illudere. La guardavamo attraverso il vetro, cercavamo di capire se stava meglio o peggio dalle lucine dei macchinari ai quali era attaccata....

1 MINUTI DI LETTURA





«Pensi che il primario si sbagli, e non ci credi, ti vuoi illudere. La guardavamo attraverso il vetro, cercavamo di capire se stava meglio o peggio dalle lucine dei macchinari ai quali era attaccata. A volte migliorava, a volte peggiorava, a volte c'era bisogno del sangue e ci attivavamo per fare arrivare gente a donare». Maria Grazia Antonelli, moglie dello zio di Emanuela Menichetti. Morta a soli 21 anni dopo un mese e mezzo di agonia, racconta la nipote ma anche l’alunna che aveva avuto in classe per due anni: «Quando l’ho vista, in quella stanza d’ospedale, sembrava di plastica. Non aveva un aspetto umano».

Si interrompe più volte la professoressa Antonelli, testimone dell’avvocato Filippo Antonini. Poi, quando le lacrime le danno tregua, continua: «Emanuela era rappresentante di classe e mi cercava, chiedeva consiglio. Era un rapporto che me la faceva apprezzare ancora di più perché cercava di essere utile agli altri». (d.f.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore