Sicurezza
Polo Nautico: a fine maggio niente più ammortizzatori
Venti posti a rischio. Sindacati e lavoratori pronti a tutte le forme di mobilitazione La richiesta all’azienda: subito un incontro per poter guardare al futuro
VIAREGGIO. A fine maggio gli ammortizzatori sociali non ci saranno più. È per questo che lavoratori e sindacati di Polo Nautico, dopo l’assemblea di ieri, ritengono «non più rinviabile il confronto con la direzione delle imprese socie sulla situazione occupazionale». Nelle aree di Polo nautico - spiega la Fiom-Cgil - «nonostante l'interesse già dimostrato da alcuni imprenditori ad avviare nuove lavorazioni, gli attuali "occupanti" continuano ad impegnare spazi e capannoni ormai adibiti solo al rimessaggio di scafi senza proprietario». Il messaggio è tutto per Fipa - come spiega Nicola Riva per la Fiom-Cgil - «che da fine anno avrebbe già dovuto svuotare il capannone a favore di SanLorenzo».
Una situazione che - dichiarano lavoratori e sindacato - «deve finire, perché nega il lavoro dentro quest'area produttiva strategica per il porto e per l'intera città e ne aggrava la situazione economica. Oggi ci sono ancora oltre venti lavoratori di Polo Nautico che chiedono di poter riprendere a lavorare. Non si può vivere in cassa integrazione. Gli accordi sottoscritti prevedevano il pieno impiego del personale presso le aziende socie ed è ora di rispettare le intese e liberare gli spazi affinché il lavoro possa riprendere per tutti».
Alla domanda su cosa stia accadendo nell’azienda consortile dopo la decisione dell’Autorità portuale di negare il frazionamento delle concessioni di Polo Nautico, la risposta è che si è tornati al Tar. Perché le aziende che compongono il Consorzio hanno impugnato il diniego del Comitato portuale.
Il destino dell’azienda è dunque ancora nelle mani del Tribunale amministrativo, lo stesso che aveva imposto all’Autorità portuale di decidere entro fine gennaio relativamente ad una pratica aperta da anni, prima con il Comune e poi con l’Authority regionale una volta che c’è stato il passaggio di competenze in materia di demanio.
Intanto, però, c’è il nodo dell’occupazione da sciogliere: «Vogliamo risposte - conclude Riva - e siamo disposti a mettere in campo tutte le forme di mobilitazione possibili per ottenerle al fine di salvare l’occupazione».
Ora tocca all’azienda far sapere se accetta o meno l’incontro richiesto da sindacati e lavoratori. Ma, soprattutto, cosa ne sarà dei capannoni che la Fiom-Cgil chiede di liberare per poter fare spazio a quei marchi che ancora portano lavorano nella Darsena della crisi più nera.
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