Il Tirreno

Versilia

Mamme con gli ovuli donati prime in Toscana al Versilia

di Matteo Tuccini
Mamme con gli ovuli donati prime in Toscana al Versilia

Due fecondazioni eterologhe al Centro di procreazione assistita dell’ospedale Embrioni impiantati su donne versiliesi che da anni tentavano di avere dei figli

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VIAREGGIO. Due versiliesi diventeranno mamme grazie alla donazione compiuta da altre donne. Coronando così un sogno che rincorrevano da anni. Giovedì scorso, per la prima volta, è stato eseguito un doppio intervento di fecondazione eterologa all’ospedale Versilia: si tratta della procreazione assistita che avviene grazie, appunto, alla donazione di gameti (ovuli o spermatozoi) esterni agli aspiranti genitori. L’embrione frutto della fecondazione viene poi impiantato nel grembo delle future mamme, perché si sviluppi e dia origine al nuovo esserino.

Tra i primi in Italia. «È il primo caso in Toscana, ma probabilmente anche il primo in Italia - afferma Cristiana Parri, direttrice del Centro di procreazione medicalmente assistita del “Versilia” - di donazione tramite la procedura di egg sharing, cioè condivisione degli ovuli. È questa, infatti, la tecnica che abbiamo scelto per portare avanti l’eterologa». Una tecnica che si basa sulla donazione (rigorosamente gratuita) di ovuli da parte di donne che già sostengono o hanno sostenuto cicli di procreazione assistita per avere dei figli. «Una procedura che ha sì vantaggi economici, ma soprattutto etici - spiega Mauro Costa, responsabile scientifico del Centro Pma versiliese - perché è altruistica e disinteressata. Per questo motivo viene sostenuta dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin».

Il via all’eterologa. Le due fecondazioni sono il frutto di un percorso che è partito un anno fa. Il 9 aprile 2014, infatti, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli della legge 40 del 2004, relativi al divieto di fecondazione eterologa. Da subito l’ospedale Versilia - sia tramite il primario di ostetricia e ginecologia Giovanni Paolo Cima sia con lo stesso Centro di procreazione assistita - si è attivato per capire come organizzarsi. E accogliere nel più breve tempo possibile le tante domande che sarebbero arrivate dalle coppie costrette, fino al giorno prima, ad andare all’estero. Perché la cosiddetta fecondazione omologa, cioè con gameti propri della coppia, non aveva prodotto risultati. Dopo l’approvazione delle linee guida da parte della Regione, a ottobre sono partite le prime visite ambulatoriali. Centocinquanta gli accessi fin qui svolti al Centro per procedure di fecondazione eterologa; 220 le persone ancora in lista d’attesa. «Purtroppo - spiegano dall’Asl - i tempi sono lunghi perché c’è da soddisfare una domanda inevasa da anni». L’ambulatorio, all’interno della Procreazione assistita, è aperto tutti i giovedì dalle 14 in poi; per chi intende affidarsi all’eterologa c’è una segreteria dedicata, contattabile allo 0584 6057234 e all’indirizzo e-mail segreteria.cpa@usl12.toscana.it.

La strada scelta. La tecnica scelta dall’Asl è appunto l’egg sharing. Questa strategia si differenzia dalla donazione a pagamento di ovuli da parte di donne che non hanno problemi di maternità, e che non sono mai state sottoposte a trattamenti di procreazione assistita: una procedura, peraltro, vietata in Italia. Ma la scelta dell’Asl è diversa anche rispetto a quella fatta dall’altro centro di riferimento regionale, il presidio fiorentino di Careggi. Dove la prima fecondazione eterologa è stata compiuta grazie a spermatozoi acquistati da una banca del seme europea.

Le donatrici. Sono due donne, una di 29 e una di 34 anni. Di cui ovviamente è ben coperta l’identità (così come le riceventi). La procedura è stata fatta senza congelamento, per così dire “in diretta” (dalla donatrice alla futura mamma) dopo numerosi screening e valutazione mediche. «Non è semplice - spiega Stefano Barone, responsabile di laboratorio al Centro Pma - individuare la compatibilità anche genetica tra donne, perché l’operazione possa avvenire in maniera ideale. Stiamo spingendo affinché la Regione costituisca un albo dei donatori e delle donatrici di gameti». La stessa Regione ha annunciato un punto sulla fecondazione assistita da farsi dopo l’estate.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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