Il dolore
Le amiche: qui è crisi nera e lei sognava di tornare a casa
VECCHIANO. Con la faccia nella terra della pineta del Parco naturale, in un lago di sangue. È finita così la vita difficile di Grazia "la Nera", prostituta nigeriana ammazzata ieri mattina là dove...
VECCHIANO. Con la faccia nella terra della pineta del Parco naturale, in un lago di sangue. È finita così la vita difficile di Grazia "la Nera", prostituta nigeriana ammazzata ieri mattina là dove finisce il territorio del comune di Viareggio ed inizia quello di Vecchiano. Strada dove si batte, da sempre. Le donne, straniere, ma c'è stata anche qualche italiana tra le meno giovani, ed i transessuali che abitano per lo più in quella frazione di Torre del Lago che termina proprio dove Grazia è stata uccisa e ritrovata. «"Ciao, puttanina”: al mattino ci salutiamo così e poi tutte al lavoro»: è il racconto di una collega di Grazia, la prima postazione appena fuori dall’abitato. Grazia arrivava con l'autobus da Pisa. Tutte le mattine tra le 10,30 e le 11. «Si vergognava che in pullman la vedevano scendere qua», racconta Carla tra i singhiozzi. Perché "la Nera" che tutti ricordano come «quella che ballava» agitando il seno prosperoso su un fisico massiccio che poteva soccombere solo ad una violenza estrema, di fare la vita su quella seggiolina in pineta non ne poteva davvero più. Nessuna delle sue compagne di strada sa dire quanti anni avesse: «Io sono analfabeta - spiega la collega romena - non so nemmeno quanti anni ho io…». Secondo Fernanda, anche lei transessuale, Grazia era sui cinquanta: «Anche se ne dimostrava di meno». Di clienti ne aveva “macinati”, da quando si prostituiva al passaggio al livello sull’Aurelia, poi chiuso, agli anni trascorsi nella nuova postazione. Ma l’inverno appena trascorso - continua Carla, anche lei transessuale, tra le lacrime «è stato terribile. C’è crisinera in giro... Così Grazia ci aveva annunciato che l’anno prossimo sarebbe tornata a casa. Ci sono i suoi figli che lei manteneva stando sulla strada. Il nostro pensiero va a loro. Diceva sempre “il prossimo anno vado a casa”».
Se c’è crisi i clienti tentano di non pagare, di trattare sul prezzo, di impossessarsi delle borse delle prostitute: «Ma noi - è la testimonianza di Carla - abbiamo i cellulari le une delle altre. E se qualcuna viene infastidita le altre arrivano, con le bottiglie rotte in mano per spaventare chi dà fastidio». Grazia non aveva segnalato niente, secondo quanto ricorda Fernanda. Ma la collega romena, invece, ha in mente che «circa quindici giorni fa aveva raccontato che c’era uno che andava avanti e indietro in pineta e che la infastidiva». Ma la donna uccisa «era super tranquilla, non faceva mai casino con nessuno», ed è impensabile che qualcuno potesse avercela con lei. Ora le donne lungo la strada tra Torre del Lago e Migliarino hanno paura: «Come è successo a lei poteva accadere a noi».
Donatella Francesconi
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