Il Tirreno

Versilia

Incendio all’agenzia immobiliare, a processo con l’accusa di mafia

Matteo Tuccini
Incendio all’agenzia immobiliare, a processo con l’accusa di mafia

Mafia a Viareggio: l’ombra della camorra dietro le denunce di due imprenditori. In cinque vengono rinviati a giudizio Gli imputati ribattono: tutto falso, non volevano pagare un maxi-debito per la costruzione di 29 case

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VIAREGGIO. Ci sono le ombre della camorra e del clan dei Casalesi dietro l’incendio appiccato ad un’agenzia immobiliare nell’estate del 2011. Un episodio che, assieme a presunte minacce e lesioni, è stato denunciato dai due imprenditori titolari dell’agenzia, oltre che detentori di una società di costruzioni (la Stc di Livorno). Denunce che hanno portato a un’inchiesta giudiziaria, e poi a un processo. Che vede coinvolte cinque persone che vivono tra Torre del Lago e Lido di Camaiore. E tra i reati contestati c’è anche, appunto, l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’incendio e le denunce. L’inchiesta scatta nel luglio del 2011, dopo l’incendio avvenuto nell’agenzia immobiliare Angiolini a Livorno. Che si tratti di fiamme di origine dolosa è scontato: qualcuno ha spaccato un vetro e ha versato della benzina all’interno del locale. I danni, per fortuna, sono limitati. Nello stesso periodo sia Federica Angiolini, titolare dell’agenzia, sia il suo compagno Davide Ciucci - con cui ha messo in piedi la società di costruzioni livornese Stc - presentano numerose denunce per episodi ripetuti di minacce e almeno uno di lesioni.

L’operazione immobiliare. Ad essere accusati come autori di questi episodi sono i fratelli Antonio Bortone, Rodolfo Bortone e Salvatore Bortone, originari della provincia di Caserta ma che vivono a Torre del Lago; il cittadino romeno Marcel Nita, domiciliato a Lido di Camaiore; il cittadino tunisino Ragheb Younsi, anche lui domiciliato a Torre del Lago. Secondo i due imprenditori, i Bortone e Nita li avrebbero minacciati ripetutamente via telefono - sia a voce che tramite sms col cellulare - per un presunto debito non pagato in seguito a una maxi-operazione immobiliare. L’oggetto del contendere è la costruzione di 29 abitazioni tra villette e appartamenti a Livorno: un affare in cui sono entrati (la prima come committente, le seconde come imprese esecutrici) la Stc di Angiolini e Ciucci da una parte, e la Bortone costruzioni e la Bora immobiliare, società intestate alle mogli dei fratelli Bortone, dall’altra. Gli esecutori hanno poi abbandonato il cantiere, perché i Bortone - secondo quanto emerso nell’inchiesta - chiedono il pagamento di presunti arretrati. L’attività è poi ripresa con un’altra ditta esecutrice, che poi è stata interrotta - afferma l’accusa - dalle minacce dei Bortone. Nelle denunce si parla anche di un’aggressione, che sarebbe stata commessa a Torre del Lago nel settembre del 2011: ad aggredire Ciucci, causandogli ferite giudicate guaribili in tre giorni, sarebbe stato Ragheb Younsi su mandato delle ditte. Al termine dell’inchiesta, la Procura di Livorno chiede e ottiene il rinvio a giudizio dei Bortone, di Nita e Younsi, accusati di incendio (episodio contestato solo a Antonio Bortone come mandante), minacce e lesioni. Successivamente, gli inquirenti addebitano ai Bortone anche il 416 bis, e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Perché nel frattempo un’inchiesta tra la Versilia e la Campania ha messo nel mirino, tra gli altri, i tre fratelli, ritenuti vicini al clan dei Casalesi. Proprio in virtù di questo presunto legame, è stato chiamato in tribunale un collaboratore di giustizia (o pentito che dir si voglia) sulla vicenda dell’incendio. Per cui Antonio Bortone - secondo l’accusa - avrebbe chiesto l’aiuto di “persone di giù”, in modo da convincere gli imprenditori a pagare le spettanze.

La difesa. Gli imputati, assistiti dagli avvocati Giacomo Ciardelli, Simone Valentino, Aurora Matteucci e Marisa Cargiulo, respingono tutte le accuse. Smentiscono di aver appiccato loro l’incendio, sostenendo di non avere nulla a che fare né con la camorra, né con i Casalesi. Secondo i legali degli imputati, la Stc aveva un debito di quasi 600.000 euro con le società Bortone e Bora per l’operazione immobiliare delle 29 case: cifra quantificata in una perizia, e per cui è stato dato mandato a un altro avvocato per il recupero con una causa civile. Il 6 maggio si torna in aula.

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di Redazione web