Il Tirreno

Versilia

Mannocci, un pittore a Palazzo Pitti

di Adolfo Lippi
Mannocci, un pittore a Palazzo Pitti

L’artista che vive fra la Toscana e Londra rappresenta i luoghi a lui cari: il molo, le spiagge, le marine

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FIRENZE. Lino Mannocci, pittore viareggino e londinese (ha due residenze, una nella capitale britannica) espone in questi giorni nella prestigiosa Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti in Firenze, nel Saloncino delle Statue. Classe 1945. Mannocci si presenta alla Galleria d’arte moderna con 12 opere inedite. La mostra – inaugurata ieri alla presenza delle autoritò – è intitolata, molto semplicemente «Lino Mannocci - Recent Works».

Lo presentano nel catalogo, con due rilevanti saggi, Cristina Acidini, sovrintendente del polo museale fiorentino e la critica d’atre Simonella Condemi.

Scrive la Acidini nella sua presentazione: «E’ una bella e dovuta circostanza quella che vede Lino Mannocci in una mostra racchiusa nel cuore del luogo deputato per eccellenza ad accogliere i suoi quadri. Viareggino proiettato nello scenario internazionale anche in forza della metà e più di vita che trascorre a Londra, Mannocci porta con sé un bel disegno e una buona pittura, dove la matita sul foglio e la tela sul cavalletto (e talora la macchina fotografica indagatrice e curiosa o il ready-made in forma di cartolina manipolata o altro medium) sono gli strumenti di una personalità di artista che guarda negli occhi e senza soggezione l’infinita genealogia dei pittori di anni e di secoli fa»

Mannocci è un viareggino nato che rappresenta i luoghi a lui cari, il molo, le spiagge, la marina, le piazze, attraverso il filtro della cultura e di un’evidente sensibilità nordica. Non è un pittore di grumi, di sentimenti accesi, di drammaturgie vianesche.

Egli nei silenzi del poker giocato nel passato al bar Casablanca in Passeggiata con Luporini e Martinelli ha intravisto già le teatrali metafisiche di Londra, i paesaggi da percorrere nei giorni vuoti di nebbia e di cielo, gli uomini come figurine danzanti in un teatro spoglio che espone la vita (annunciazioni, cadute, visioni) come distacco dalla realtà.

Qualunque cosa egli dipinga o fotografi o graffi col disegno Mannocci è leggero, fantasmatico, surreale, se si vuole anche preciso in questo racconto d’esistenza che usa la cosa quotidiana (un monumento, una camminata con la madre, un volo sui lunghi moli viareggini) riportandola in un linguaggio ermetico, alla Montale, pochi cenni, tanta filosofia sull’essere, uno struggimento malinconico mai penoso o affranto.

Mannocci, figlio di un barbiere di via San Martino, è, da sempre, un importante incisore inglese (è presente con “Little triumph” al British Museum), affermato con mostre in Svizzera, negli Stati Uniti.

A Milano egli con altri viareggini immigrati (Martinelli, Luporini, Banchieri, Biagi) fece gruppo in una corrente detta “Metacosa” che seguiva la “nuova figurazione” del livornese Ferroni (spesso ospite di Viareggio).

Poi Mannocci si distaccò e proseguì un’esperienza che l’avrebbe portato ai quadri oggi esposti a palazzo Pitti, quadri suggestivi, apparentemente semplici, lineari, chiari, pieni di metafore, di richiami, di rimandi.

Sicché qua e là emergono Giorgio De Chirico e Carlo Carrà e Mario Sironi, ma anche, come ben dice la Acidini, il Pontormo o la “Grande onda” del giapponese Kutushika Hokusai.

Ma è soprattutto il mare (con il cielo e i vapori) ad ispirare Lino Mannocci, un mare assai diverso da quello di Mario Marcucci o Renato Santini (altri famosi pittori viareggini) rugginoso e rapace. Il mare di Lino Mannocci è una linea elegante, dove la sostanza non è data dalla materia, dal suo essere un liquido imponderabile e, a volte, minaccioso, ma è un eterno infinito, uno scenario senza margini, che può condurre a ogni città perduta, magari quelle città che tanto piacevano ad un maestro come Italo Calvino.

Mare di portenti invisibili che in estate si gode (tolte le staccionate dei bagni) ad ogni angolo di Passeggiata ed in piazza Mazzini.

Di seguito le indicazioni per visitare la mostra: “Lino Mannocci - Recent Works”, presso la Galleria d’arte moderna

di Palazzo Pitti, Firenze. Dal 27 marzo al 3 maggio. iL catalogo è curato da Maschietto editore. Per informazioni: 055/3693407.

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