Il Tirreno

Versilia

Il museo del pop alla Bussola di Focette

di Corrado Benzio
Il museo del pop alla Bussola di Focette

Riparte la proposta di rilanciare il locale alla presentazione del libro di Adolfo Lippi da Marcucci

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PIETRASANTA. Un museo (vivo) della canzone italiana. Anzi un museo del costume italiano del Dopoguerra. La proposta per salvare la Bussola e ridarle il prestigio che aveva, spunta fuori dalla frizzante presentazione del libro di Adolfo Lippi «Quando la Versilia aveva la Bussola». Un volume che racconta la storia (gloriosa) del nostro Dopoguerra girando intorno a quel gigante che era Sergio Bernardini. Una presentazione frizzante anche perchè Adolfo Lippi è voluto uscire dai soliti luoghi istituzionali. Dopo il gran caffè Margherita di Viareggio, l’enoteca Marcucci di Pietrasanta. Se al Margherita andava Puccini e Pirandello, da Marcucci vanno Botero e Oliviero Toscani, Andrea Pirlo e Massimo Moratti. Insomma una presentazione in un luogo che ben più di un ristorante e di un enoteca.

Lo ha ricordato anche Domenico Lombardi, sindaco di Pietrasanta, che ha confermato un piccolo scoop. E’ lui ad avere salvato due anni fa la Bussola da un destino infame: la trasformazione in una sala slot. Da medico, entriamo in metafora, ha fatto il suo dovere: non ha salvato il malato, ma ha bloccato la malattia. E ora la trasformazione in un museo dello spettacolo potrebbe essere una grande cosa. Del resto in Versilia c’è da salvare tanta memoria viva. Non solo Bernardini, ma anche Giorgio Gaber e lo stesso Giancarlo Bigazzi. Alla presentazione da Marcucci era presente anche Gianna Bigazzi, la vedova dell’autore delle musiche del film Oscar «Mediterraneo». E Gianna, con ll consueto calore, si è complimentata con Lippi. Che ha raccontato la Versilia dei tanti Peter Pan. Come Bernardini che non voleva mai uscire dal mondo della canzone, anche quando aveva perso la Bussola.

In sala c’era anche Roberto Brunetti, celebre imprenditore pratese-viareggino, l’ultimo proprietario di Bussoladomani. Prima che la bestemmia di Mastelloni (autunno 1983) ed il puritanesimo del sindaco di Camaiore Dettori (sempre meglio fare nomi e cognomi) e di buona parte della sinistra versiliese facesse chiudere il tendone. Rispetto ad un locale come la Bussola (e Bussoladomani) anche la sinistra ha avuto le sue colpe storiche. Ben più pesanti e subdole rispetto all’assalto del 31 dicembre del 1968. Ricordato con dovizia di retroscena da Marco Bernardini, relatore in triplice veste: nipote di Sergio, testimone di quei tempi, giornalista che ha raccontato l’epopea della «vecchia troia» (così Sergio chiamava il locale). Bernardini ha ricordato che di quello che stava accadendo per quel Capodanno era noto a tutti, ma nessuno intervenne. Insomma si volle che la borghesia italiana si spaventasse vedendo il lancio di uova (e sassi) in una sera che doveva essere di divertimento.Raccontare la Bussola vuol dire raccontare in mondo. E gli aneddoti si sprecano, si aggiungono, diventano anche leggendari. Ma certo come ha ricordato Brunetti, viareggio e la Versilia hanno insegnato al mondo come divertirsi. E lo saebbero in grado anche oggi. Magari partendo dal museo (o chiamiamola all’americana Hall of fame) della Bussola.

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