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Giampaolo Simi ambienta in Versilia il suo nuovo noir
Parla lo scrittore di Viareggio e svela la trama del suo prossimo romanzo in uscita a maggio per Sellerio
VIAREGGIO. Il debutto vent'anni fa con il racconto “Viaggiatori nella tempesta” che vinse il premio Lovercraft. Da allora Giampaolo Simi, viareggino doc, classe 1965, scrittore e sceneggiatore, ha iscritto il suo nome nell'albo d'oro delle maggiori case editrici italiani da Einaudi a E/O e oggi in quello della Sellerio per la quale, con il numero 998 (subito prima del nuovo Camilleri) della sezione Memoria, uscirà verso la prima settimana di maggio, il suo ultimo romanzo intitolato “Cosa resta di noi”.
Qualche anticipazione su questo nuovo libro?
«Il romanzo è ambientato in un rigido inverno versiliese, all'interno di uno stabilimento balneare chiuso da novembre ad aprile. È la storia della misteriosa scomparsa di una donna che sparisce nel giorno di san Valentino, giorno in cui la Versilia viene colpita da una straordinaria nevicata rarissima da queste parti. La scomparsa, che genera conseguenze sulla coppia dei protagonisti, approda sulle cronache nazionali diventando un caso a livello italiano, ma la verità sulla sparizione della donna la conoscono solo i protagonisti».
Niente polizia, niente commissari, niente indagini: un noir psicologico?
«Proprio così il nero psicologico è la strada che ho intrapreso nel 2012 con il mio precedente romanzo “La notte alle mie spalle” e che vedo con soddisfazione affermarsi intorno a me. Un esempio è “L'amore bugiardo “ scritto nel 2012 da Gillian Flynn divenuto anche un film per la regia di David Fincher: è la testimonianza che un certo tipo di storie sono il prossimo step del genere giallo, in letteratura e nel grande schermo. Una percezione che avevo già tre anni fa, pur non stando in America».
Il titolo scelto per il nuovo romanzo pone un bel quesito: “Che cosa resta di noi?”. C'è una risposta?
«Il riferimento è a ciò che resta della persona scomparsa, ma anche a ciò che resta dei protagonisti che hanno costruito tutta la loro vita sulla sabbia, quindi sul provvisorio ed il rischio è che non resti impronta. Il tempo a disposizione è già in buona parte trascorso ed è finito il momento in cui si poteva azzerare, ricominciare o rimandare, c'è solo da interrogarsi se resta qualcosa di ciò che abbiamo fatto. È quindi ad esempio una riflessione sull'essere genitori, perché i figli sono una traccia della vita».
Tempo di bilanci alla vigilia dei cinquant'anni?
«Di fatto si arriva ad un'età in cui il nastro non è più riavvolgibile, sebbene i nostri cinquant'anni siano diversi da quelli dei nostri genitori e si possano fare ancora molte cose. Però è anche vero che non si torna indietro. Riflessioni di mezz'età? Non mi piace questa definizione ma certo è un punto di non ritorno legato all'idea di diventare grande».
Un romanzo che torna in Versilia dopo aver passeggiato un po' in Toscana nei precedenti libri...
«È una storia che da tempo avevo nel cassetto, ma alla quale non riuscivo a dare forma, poi l'inverno scorso ha preso piede, ma avevo un punto fermo: non allontanarmi dalla costa versiliese neanche di un metro. E infatti quasi tutto il romanzo si consuma all'interno dello stabilimento balneare che in inverno ha anche un sapore e un fascino particolare».
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Si dice che la regola perfetta del giallo sia quella di unire amore e suspence: è stata messa in pratica in questo nuovo romanzo?
«Il genere giallo è quello che negli ultimi 15 anni si è conquistato il maggior numero di lettori, o meglio di lettrici, per questo gli editori hanno cominciato a prediligere storie sospese tra mistero e relazioni amorose. Io, come scrittore, mi preoccupo che l'intreccio funzioni a livello narrativo, ma certo questo mix offre allo scrittore la possibilità di aggiungere spessore psicologico alla storia, aspetto totalmente cancellato negli ultimi anni dal thriller alla Dan Brown. Forse siamo un po' stanchi di serial killer».
Che cosa legge Giampaolo Simi?
«Un po' di tutto. Gli scrittori sorvegliano gli altri scrittori per capire cosa gira intorno, anche che cosa sta in classifica. Leggo molto anche per la rubrica che tengo sul vostro giornale. In particolare cerco di leggere romanzi, la grande storia mi affascina, quella che ti prende così tanto da dimenticare che c'è qualcuno che te la sta raccontando. Il miglior complimento che ho ricevuto è stato quello che mi definisce uno scrittore umile al servizio della storia e del lettore. È il mio concetto di scrittura».
È stata decisa una data di uscita precisa del nuovo libro?
«Intorno al 10 maggio, poco prima del Salone del Libro di Torino, dove dovrebbe esserci una prima presentazione».
Passerelle versiliesi sono in programma?
«Penso di sì ma non so ancora nulla di preciso: sono ancora in fase di revisione, perché l'uscita del libro, inizialmente prevista per settembre, è stata anticipata prima dell'estate. Con lunedì ci concentreremo sulla parte organizzativa».
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A proposito di organizzazione: ma il Premio Giallo Camaiore da lei ideato e organizzato è proprio morto e sepolto?
«Andrebbe chiesto al sindaco di Camaiore, lui parla di “sospeso”. Da parte mia posso confermare che è un'esperienza chiusa».
Per un romanzo appena licenziato c'è un progetto nuovo che decolla?
«Sì, c'è un progetto ben avviato, per una serie tv sul quale sto lavorando con un altro autore. È una serie poliziesca, un soggetto tutto nuovo da me ideato e di cui sono orgoglioso. Lo vedremo sul piccolo schermo nel 2016».
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