Sicurezza
Arcigay entra nelle scuole ma i genitori protestano
L’istituto comprensivo promuove un progetto di educazione di genere «Insegniamo che la diversità è una risorsa, non parliamo di omosessualità»
CAMAIORE. Educare al rispetto delle differenze di genere già a tre anni? Una sfida che a Camaiore sta sollevando un po’ di polverone. Da una parte mamme e papà preoccupati che ai loro figli le maestre parlino di sesso e omosessualità, dall’altra gli insegnanti che nelle classi, quelle della scuola dell’infanzia e delle elementari, vogliono solo far capire che la diversità è una risorsa.
Sulla graticola, anche mediatica, è finito l’istituto comprensivo Camaiore 1 diretto dalla professoressa Mila Berchiolli. Che ieri ha deciso di affrontare a viso aperto, progetti alla mano, i genitori preoccupati o comunque poco convinti della necessità di portare a scuola questo tipo di tematiche. «Si sono presentati una ventina di genitori - ha detto - il confronto è stato intenso ma alla fine credo che ci siamo chiariti. I enitori hanno avuto l’impressione di non essere stati informati e hanno voluto sapere nel dettaglio cosa prevede il progetto. Credo sia stato chiarito tutto».
Ma andiamo per ordine. L’istituto, già lo scorso anno, ha proposto nell’ambito del Piano dell’offerta formativa (pof) per la scuola media un progetto legato alle diversità di genere. Reazioni dei genitori? Pressoché nessuna: alunni e alunne hanno seguito il percorso di riflessione su diversità, stereotipi e discriminazione tracciato insieme da insegnati ed educatori messi a disposizione dal referente del progetto: l’associazione Arcigay di Pisa. Il tutto nell’ambito di un progetto di più ampio respiro portato avanti dalla Regione. A ottobre dell’anno scorso un percorso analogo è stato predisposto e approvato dal collegio dei docenti per gli alunni delle elementari e della scuola dell’infanzia. E a inizio febbraio la dirigente scolastica ha informato i genitori dell’avvio del progetto facendo riferimento al coinvolgimento di Arcigay. Qualche genitore non l’ha presa bene. Sessualità, anzi omosessualità a scuola? Non grazie. La dirigente ha fatto fronte alle perplessità spiegando il progetto al consiglio d’istituto e fornendo chiarimenti ai genitori. E ha anche scritto, sul sito dell’istituto, una lettera alle famiglie.
«L’intento educativo del collegio docenti – ha spiegato la professoressa Berchiolli - è quello di valorizzare agli occhi dei bambini, fin dall’età dell’infanzia, le differenze, da viversi come “risorse”, avvicinandosi gradualmente al superamento di certi stereotipi propri della nostra cultura, che per gli alunni del primo ciclo, come i nostri, non coinvolgono direttamente il concetto di omosessualità, ma sono relativi all’educazione a superare qualsiasi tipo di stereotipo, da quelli più elementari come ad esempio “i maschi giocano solo con i maschi” e le “femmine solo con le femmine” o che “solo la mamma accudisce i bimbi piccoli” fino ai concetti più complessi di accettazione di chi ha caratteristiche fisiche, psichiche o intellettuali diverse dalle proprie. A noi niente interessa – spiega ancora la dirigente - di propagandare valori legati alla omosessualità, o entrare nel merito etico di quale sia la composizione del nucleo familiare ideale, se tradizionale o “gender”. Non ci interessa né come vocazione dell’istituzione né come educatori». Poi un’ulteriore precisazione legata all’età degli alunni coinvolti: «tutte le attività sono incentrate sull’educazione a una generica accettazione dell’altro nelle sue diversità e peculiarità. A garantire l’adeguatezza delle lezioni rispetto all’età, la presenza degli insegnanti, che prima di aderire al progetto hanno incontrato gli educatori per due volte».
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