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Viareggio, prestava soldi con interessi del 500%
Pensionato di Torre del Lago condannato per usura ai danni di imprenditori. Resta un mistero l’incendio che aveva dato origine all’inchiesta
VIAREGGIO. Un pensionato di 62 anni di Torre del Lago, Mauro Manfredi, è stato condannato dal tribunale di Lucca a due anni e dieci mesi per usura. I giudici hanno ritenuto valida l’accusa - che aveva portato al suo arresto nell’estate del 2010 - secondo cui Manfredi avrebbe prestato denaro, con tassi d’interesse fino al 500%, a due imprenditori in due differenti occasioni. Per un terzo caso in cui era finito sotto accusa è stato invece ritenuto non colpevole.
Il giallo dell’auto bruciata. Resta un mistero la vicenda delle fiamme appiccate alla Bmw di proprietà di uno di questi imprenditori rimasti impigliati nella vicenda. Era stato questo episodio, avvenuto nel dicembre del 2009, a far scattare l’inchiesta. E a mandare a processo, oltre a Manfredi, anche Claudio Orlandi, 50 anni. A Orlandi - anche lui di Torre del Lago e conosciuto con i soprannomi “Segatura” e “Gabibbo” - non era stata contestata l’usura, ma i reati di incendio e estorsione in concorso con Manfredi: per queste due accuse il primo è stato assolto con formula piena, mentre per il secondo il giudice ha deciso di rinviare gli atti alla Procura di Lucca.
La vicenda. I fatti sarebbero accaduti nel 2009. Secondo l’inchiesta fatta dai carabinieri, Manfredi aveva fatto due prestiti a un imprenditore edile polacco: per la prima somma, di 3.000 euro, ne avrebbe richiesti indietro dopo un mese 3.500; per la seconda, 4.000 euro, ne avrebbe richiesti 4.600 (sempre dopo un mese). A un altro imprenditore della zona avrebbe invece dato 6.000 euro, con l’impegno di restituirli in dodici rate mensili da mille euro ciascuna. Ricevendo, quindi, il doppio dopo un anno. Sempre secondo i militari, Orlandi avrebbe aiutato Manfredi non nell’usura in sé, ma nella fase del recupero dei crediti.
Il via all’inchiesta. Nel dicembre del 2009 un incendio, appiccato alla Bmw dell’imprenditore polacco, provoca danni - oltre che all’auto stessa - a due veicoli vicini e a parte del condominio “La Magnolia” in via don Tazzoli a Torre del Lago, vicino al quale il mezzo era parcheggiato. Da questa vicenda scatta un’inchiesta che porta i militari sulle tracce dell’usura. Sin da subito, infatti, appare evidente che le fiamme sono state appiccate per motivi economici. E secondo gli inquirenti erano stati Manfredi e Orlandi a dare fuoco all’auto dell’imprenditore per convincerlo, con le cattive, a restituire il denaro. Un’operazione di cui - sempre secondo quanto emerso nell’indagine - si erano occupati personalmente, dopo che un giovane si era rifiutato di farlo. Lo stesso giovane, peraltro, era stato intercettato dai militari: fattore che aveva portato i carabinieri a sospettare di Manfredi e Orlandi. Sospetti che si erano tradotti in un doppio arresto nell’estate successiva.
Il processo. Al termine del procedimento penale, però, i giudici hanno stabilito che Orlandi - tra l’altro agli arresti domiciliari per quasi due mesi - non aveva responsabilità nell’incendio incriminato. Di Manfredi, invece, il tribunale ha riconosciuto la responsabilità per l’usura, ma solo per due dei tre episodi contestati nel dibattimento: non è stato riconosciuto colpevole, infatti, per il presunto prestito di 4.000 euro all’imprenditore polacco. Resta, come detto, il punto interrogativo sulla Bmw in fiamme; per questo episodio si dovrà attendere il reinvio degli atti alla Procura di Lucca.
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