Il Tirreno

Versilia

L'inchiesta: le incompiute a Viareggio, un fiume di soldi sprecati

Donatella Francesconi
Il cantiere del nuovo mercato ittico
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Il cantiere del nuovo mercato ittico

Il sistema delle opere pubbliche e degli incentivi finisce sotto inchiesta: dal mercato dei fiori al Comparini col suo tetto da cinquecentomila euro ai chioschi di piazza Cavour che sulla carta dovrebbero essere tutti nuovi

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VIAREGGIO. Il simbolo dei simboli delle incompiute viareggine è il tetto sul nulla di via Comparini dove avrebbe dovuto essere costruito il nuovo mercato dei fiori. La copertura è datata 2003 e da allora ad oggi niente è cambiato ed altre opere mai finite si sono aggiunte al quadro dei lavori pubblici viareggini.

Il tetto sul nulla. Cinquecentomila euro è costata la copertura pagata dalla Regione per una struttura che non hai mai visto né i fiori né la luce. Nonostante abbia avuto il suo bel progetto, regolare collaudo con inevitabile incarico esterno, il coordinatore della sicurezza dei lavori (incarico esterno), e pagamento ad un geometra per la «redazione del tipo mappale del costruendo nuovo mercato dei fiori». “Costruendo” in quel 2007, anno nel quale la realizzazione della struttura non compare più nel Piano operativo aziendale della Viareggio Patrimonio.

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Gli atti dei lavori pubblici, sui quali hanno messo le mani l’ispettore del ministero dell’economia (Mef), i carabinieri e la guardia di finanza arrivati da Lucca, spinti anche dal quadro apocalittico tracciato dal Mef, snocciolano la storia di un sistema che gestisce fiumi di denaro pubblico, lasciando opere incomplete, o terminate e non utilizzate (dunque avviate verso la rovina), ma anche progettando ciò che non sarà mai finanziato e neppure realizzato. Come nel caso di quel depuratore - datato 2011 e contenuto nel Piano operativo aziendale della Viareggio Patrimonio - che, così ricostruisce l’indagine dei carabinieri, porta al dirigente storico dei lavori pubblici, Riccardo Raffaelli, una progettazione sommaria di 73.335,20 euro «per un’opera ad oggi del tutto inesistente».

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Il parcheggio che non c’è. Il mercato dei fiori non c’è e non ci sarà, il nuovo mercato Ittico neppure, piazza Dante (quasi un milione di finanziamenti regionali per la mobilità) attende invano di diventare capolinea dei bus, il parcheggio della Stazione vecchia con passerella sul Burlamacca ha visto il denaro passare a quello della Migliarina, al di là della stazione. Con tanto di progetto preliminare per Viareggio Scalo approvato e pagato (delibera 246 del 15 maggio 2009) ma non realizzato. Perché nel trasferimento alla Migliarina molto dell’idea originale è andato perduto, compresa quella passerella sul Burlamacca che il finanziamento per l’area della Stazione vecchia prevedeva. Per non parlare di quel mercato di piazza Cavour che si potrebbe foderare e rifoderare con le carte dei progetti mai andati in porto.

Piazza Cavour. È l’ottobre 2010 quando, con determina 1651, il dirigente dei lavori pubblici Riccardo Raffaelli affida un incarico esterno per il «supporto tecnico-amministrativo alla progettazione dei lavori di rilocalizzazione dei chioschi del mercato di piazza Cavour» per una cifra di 8.160 euro. Sognando i finanziamenti regionali Piuss che, però, per il Piazzone non arriveranno mai nonostante le promesse della Giunta Lunardini. I chioschi sono rimasti dove sono e come sono. Eppure con deliberazione della Giunta (numero 98/2010) è stato approvato l’immancabile progetto esecutivo per un totale di quasi tre milioni (2.993.996 euro). Inutile dire che i soldi delle progettazioni andate a male rimangono ai progettisti, interni o esterni che siano all’amministrazione comunale. Fiumi di soldi pubblici - su questo mettono l’attenzione i carabinieri - che si può ipotizzare alimentino un sistema collaudato di spartizione e distribuzione di denaro con modalità di certo non consentite. Approfittando - è quanto emerge dal dettagliato lavoro di indagine sul campo, forte della collaborazione di tanti che si sono presentati davanti agli inquirenti con la ritrovata fiducia che l’inchiesta ha fatto affiorare - «degli strumenti di incentivazione ed assegnazione di incarichi eseguibili internamente alla pubblica amministrazione».

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La Passeggiata. Il “caso” esplode sul finire della Giunta Betti: i lavori di rifacimenti dal Molo a piazza Mazzini, finanziati in parte dalla Regione, vanno completati per non perdere l’ultima tranche. I tecnici dell’ufficio lavori pubblici si fanno avanti con il ragioniere capo del Comune, Salvatore Santoro proponendo la firma della solita variante in corso d’opera, relativa - in questo caso - all’intervento sui sottoservizi. Materia con la quale nessuno poteva certo immaginare di avere a che fare ad inizio lavori...Peccato che, al momento della richiesta che dava il via all’intervento di asfaltatura, non c’erano in Passeggiata - fece notare Santoro - «lavori aperti sui quali fare varianti... Non capisco come si possa proporre una perizia per una variante che riguarda lavori già eseguiti: perché in questo caso, poiché si tratta di opere già realizzate, la spesa altro non è che un debito fuori bilancio. Per avere il mio parere, come da atti che mi sono stati presentati, mi devono dimostrare che i lavori sui sottoservizi sono in corso oggi». Anche perché l’Autorità nazionale anticorruzione è stata chiara, ricordava Santoro in quei giorni al “Tirreno”: «Sono illegittime le perizie di variante in sanatoria, giacché l’uso delle varianti è consentito per legge al fine di inserire e autorizzare le lavorazioni extra contrattuali non ancora realizzate».

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Il risultato è stato una pavimentazione di comune asfalto al posto di quello architettonico previsto nel progetto. Da realizzarsi quando non si sa...Forse quando la Regione stanzierà i nove milioni promessi per il completamento del resto della Passeggiata. Ammesso che ci sia chi ha ancora voglia di impegnarsi per una città le cui amministrazioni non hanno saputo/voluto vedere quanto andava avvenendo in materia di lavori pubblici. Considerando normale non risolvere, per esempio, il contenzioso sull’area Fervet per dare un senso ed un futuro al denaro impiegato dalla Regione per il secondo lotto dell’asse di penetrazione, destinato a fermarsi in un campo per chissà quanto altro tempo. Una città nella quale - ricostruiscono le indagini dei carabinieri - il sistema delle progettazioni pubbliche appare costruito secondo un “modus operandi” per cui “i progettisti esterni si fanno carico di tutta la progettazione accettando di formalizzare l’acquisizione di un incarico parziale, integrabile con ulteriori incarichi o soluzione di problematiche emergenti in corso d’opera. E alla fine ce n’è per tutti.

Mercato ittico. Esattamente come nella storia del nuovo mercato ittico. all’interno della quale - nell’estate 2014 - il ragioniere capo del Comune, all’ennesima richiesta di integrazione alla progettazione e conseguente pagamento del progettista esterno, ha dichiarato netto che non avrebbe sborsato un euro di più, pronto a rivolgersi alla Procura.

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di Redazione web