Sicurezza
Auguri Mina, un mito sempre presente ma invisibile
La cantante compie 75 anni. Nell’agosto 1978 in Versilia l’addio alle scene durante un concerto a Bussoladomani
Forse è la sola parola con cui si può definire: unica. Perché lei, Mina, è stata ed è unica in tutto: per la voce, per la scelta delle canzoni, per il modo di stare in scena, per il coraggio dimostrato quando in una calda estate versiliese di quasi quarant’anni fa decise che non avrebbe più cantato in pubblico, che non avrebbe più concesso interviste, che non sarebbe più comparsa in tv. Via dalla ribalta, per sempre. Una scelta mantenuta con ferrea volontà, senza mai un cedimento. Ma la musica no, quella non la dimentica. Una volta all’anno incide un album, e la magia si ripete.
Intelligente e timida. Anche adesso che sta per compiere 75 anni - un bellissimo traguardo per un’artista che è stata prima di tutto una donna emancipata capace di scelte forti anche al di là della musica, nonostante la sua timidezza - Mina è una presenza costante, ma invisibile. Nessuna comparsata in tv: anche Bruno Vespa lunedì 23 a “Porta a porta” deve accontentarsi di un ricordo a distanza. In studio con Vespa ci saranno infatti, a partire dalle 23.15, Marino Bartoletti, Paolo Limiti, Guillermo Mariotto, Bianca Atzeri, Alex Britti, Fausto Leali, Serena Rossi. Lei no, lei sarà a Lugano, nella sua bella casa. Forse vedrà la tv. O forse no. Alla fine, chissà, cederà alla tentazione e ascolterà quello che diranno i colleghi, o i giornalisti come Marino Bartoletti che di lei hanno scritto milioni di volte.
Mina è comunque con noi, come lo è stata fino a poche settimane fa su Vanity Fair (ma ha collaborato anche con il quotidiano La Stampa), il settimanale sul quale ha tenuto per diversi anni una rubrica seguitissima. Era come parlare con una mamma, con un’amica, con la zia del cuore: un consiglio per tutti, dato con intelligenza, arguzia, simpatia. Peccato che Mina abbia interrotto questo dialogo (la rubrica che chiude il settimanale è stata ora affidata al giornalista Massimo Gramellini, ndr). Peccato che non ci sia più questo filo diretto con la gente, i suoi fan e non solo loro. Che ora dovranno aspettare l’uscita del prossimo album.
Oppure possono sempre collegarsi con il sito ufficiale - Mina Mazzini - per seguire lei, l’unica. Una donna che ha avuto il grande dono di una voce dal timbro particolare, di grande estensione e agilità, modulabile all’infinito, con passaggi dai bassi agli alti e viceversa che solo Mina è capace di affrontare.
E probabilmente, proprio riguardo alla voce, il più bel complimento a Mina lo ha fatto Sarah Vaughan (massima esponente del jazz be bop) nel 1968 quando disse: «Se non avessi la mia voce, vorrei avere quella di una giovane ragazza italiana di nome Mina». E questa frase, la grande Mina l’ha messa in apertura della sua biografia sul sito Internet.
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Indietro nel tempo. E allora per un attimo torniamo indietro nel tempo e alla Versilia che nella vita di Mina Anna Maria Mazzini, cremonese doc, nata per caso a Busto Arsizio nel 1940, è una tappa fondamentale. Perché è nell’estate del 1958, mentre è in vacanza a Forte dei Marmi con la famiglia, che gli amici la sfidano a salire sul palco della Bussola di Focette dove in quel periodo suona l’orchestra di Marino Barreto. Sono gli albori di una carriera musicale che la vedrà debuttante applaudita con vari complessini con il nome di Baby Gate. Prima di scegliere definitivamente il nome Mina con cui scala subito, all’inizio del 1960, la hit parade con “Tintarella di Luna”.
Il riferimento della Bussola. La carriera decolla e con essa, fra tournée anche all’estero, televisione, Festival di Sanremo e incisioni, decollano anche le tappe in Versilia dove la Bussola di Sergio Bernardini diventa il suo punto di riferimento. L’estate versiliese è sinonimo di Bussola, di concerti con centinaia di persone. In Toscana Mina scende anche verso sud: allora andava di moda il Cardellino di Castiglioncello, dove cantava sotto le stelle, prima di attraversare la strada in pineta e scendere alla Biscondola, il ristorante affacciato sul mare e allora molto in voga.
Il tendone di Bussoladomani. Mina, la Bussola, Sergio Bernardini, la Versilia. È qui che nel 1978 si chiude trionfalmente la carriera live di Mina. Negli anni precedenti la cantante è stata molto presente in tv, ha avuto un grande successo con “Milleluci”, show del 1974 che la vedeva insieme a Raffaella Carrà. È nel 1978 che Mina decide che è tempo di tornare sul palco live. In Versilia, a Lido di Camaiore, c’è Bussoladomani, il teatro-tenda ideato da Sergio Bernardini, dal quale passano tutti i grandi nomi della musica di quel periodo. Mina - che Bernardini aveva dovuto tenere a bada in quell’estate del 1958 quando prendeva spontaneamente il microfono alla Bussola negli intervalli dell’orchestra di Marino Barreto - arriva in Versilia con una formula di concerto diversa dal solito: ogni live sul palco viene introdotto da un attore con un monologo. Per cui si alternano nomi come quelli di Gino Bramieri, Walter Chiari e La Smorfia composta da Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro. Intrattengono il pubblico, lo fanno ridere. E poi arriva lei, Mina. Che prende il microfono e canta. Ogni sera un successo.
Il tour interrotto. Il programma di quell’estate del 1978 prevedeva quindici date con Mina protagonista a Bussoladomani dell’amico Bernardini. In pratica la cantante (a cui da tempo era stato cucito addosso l’appellativo di “tigre di Cremona”) sarebbe stata ospite per luglio e agosto. Ma i quindici concerti si interruppero al numero undici: alla cantante venne un’infezione polmonare. E quello del 23 agosto 1978 è stato il suo ultimo live, quello che poi è diventato il concerto di addio alle esibizioni in pubblico. Un concerto registrato in un disco (previsto), pubblicato con il titolo “Mina Live 78”, diventato un cult visto che da allora Mina è diventata una presenza invisibile. Quello stesso giorno - èriportato da più parti - Mina rilasciò anche la sua ultima intervista ad una giornalista di una radio privata.
Tutti i “no”. Un ritiro dalle scene non annunciato, non sbandierato. Ma una decisione che Mina, da allora, ha sempre rispettato. Rinunciando alla televisione, dicendo no al cinema e all’America, dove non è mai andata perché - si dice - non le piace volare. Rinunciando così ad una carriera internazionale e ad una pioggia di denaro. Di internazionale ci sono comunque le sue canzoni: nel suo repertorio ce ne sono di quelle cantante da tutti i grandi, a partire da Frank Sinatra e Liza Minnelli.
In Italia i suoi più grandi successi spaziano da brani come “Le mille bolle blu” a quel “Grande grande grande” che diventò un tormentone nei primi anni Settanta. Una discografia immensa, dove si mescolano canzoni di Giorgio Gaber a quelle di Lucio Battisti, fino alle hit di Adriano Celentano.
Il ritiro di Lugano. Da allora, dal ritiro dalle scene, l’attesa annuale del disco di inediti è per i fan un rito irrinunciabile. La sua voce, nonostante il passare degli anni, è intatta. E la sua vita musicale continua da Lugano, dove Mina è andata ad abitare tantissimi anni fa (ha la cittadinanza elevetica) e dove vive con il marito Eugenio Quaini, cardiochirurgo sposato nel 2006. Nella sua casa svizzera i musicisti la raggiungono per provare e registrare. Il figlio Massimiliano detto Paciughino, nato a Milano nel 1963 dalla relazione con l’attore Corrado Pani (un legame e una nascita sezionati dai media di allora, anni in cui non esisteva il divorzio, Pani era sposato e separato, e i benpensanti inorridivano davanti a Mina ragazza-madre), è un musicista e collabora con la madre. La figlia Benedetta Mazzini, invece, ha scelto di diventare attrice e conduttrice radiofonica: è nata dalle nozze con il giornalista Virgilio Crocco, morto nel 1973 investito da un’auto negli Usa.
Lei, Mina, continua a cantare. Anche in inglese, spagnolo, tedesco, perfino giapponese, senza muoversi da casa. Alimenta il mito con la sua presenza-assenza. Un mito fatto di una grande voce, grande carisma e un notevole sex appeal. Era bellissima quando negli anni Settanta si presentava in pubblico con i capelli lunghi sulle spalle acconciati con ampi riccioli, indossando un mini abito come nessun’altra cantante, fino ad allora, aveva mai fatto, mostrando gambe chilometriche velate di nero. E pensare che lei, giovanissima, si definiva - come ha scritto in un articolo per La Stampa - «una lungagnona col vestito da cocktail sottratto di nascosto alla madre».
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