Il Tirreno

Versilia

Si porta a casa mille euro Ormeggiatore denunciato

di Donatella Francesconi
Barche ormeggiate in porto a Viareggio
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Barche ormeggiate in porto a Viareggio

Appropriazione indebita per un dipendente della Viareggio Porto. Che ha poi restituito il denaro relativo ai pagamenti dei velisti delle regate

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VIAREGGIO. Si porta a casa 1.080 euro incassati dalla Viareggio Porto ed il liquidatore della società lo denuncia per appropriazione indebita, prima ai carabinieri e poi alla guardia di finanza. Brutta storia per la società pubblica avviata al fallimento e attraversata da più di una vicenda giudiziaria e dalle irregolarità riscontrare dalla data dell’entrata in liquidazione, per volontà del commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo che, ancora in questi giorni, è tornato a ribadire di aver passato tutto alla Procura.

Al dipendente denunciato era stato ripetutamente chiesto - così è stato possibile ricostruire - di riportare il denaro relativo ad un blocchetto di ricevute da 1.080 euro, incassati nei giorni delle regate. I giorni sono trascorsi, però, senza che il denaro facesse ritorno alla società che gestisce l’ormeggio della Madonnina, alcune banchine in Darsena e il porticciolo a Torre del Lago. Si è arrivato così a mercoledì scorso, quando era fissata una riunione tra i dipendenti e Eduardo Falzone, liquidatore della Viareggio Porto. E quando alla Madonnina è arrivata la telefonata di un familiare dell’ormeggiatore, nella quale si avvisava che l’uomo aveva avuto un incidente domestico e aveva avuto bisogno di cure al Pronto soccorso. Impossibile, a quel punto, che il liquidatore non scoprisse l’ammanco. Il risultato è stato l’out out: il denaro doveva rientrare alla società per le 15 dello stesso giorno. Avvertita la famiglia, una persona si è presentata portando con sè la somma, per l’ammontare delle ricevute. Ma a quel punto la denuncia è stata inevitabile.

Anche perché non sarebbe l’unica irregolarità saltata fuori nella ricerca, avviata dal liquidatore, di eventuali “buchi” nei soldi incassati. Tanto che sarebbe stato riscontrato che un altro dipendente aveva in un cassetto 450 euro relativi a ricevute risalenti quasi ad un anno e mezzo fa. In questo caso il denaro c’era, ma non era stato versato alla società.

Bufera sulla bufera di una società nata con grandi obiettivi e naufragata in breve tempo, dopo l’addio del socio privato al quale il Comune non ha ancora restituito i dieci milioni della vendita delle azioni con la gara poi annullata dal Consiglio di Stato e mai più riproposta. Oggi il fallimento sembra inevitabile, con l’udienza fissata poco dopo la metà di aprile e quattro milioni e mezzo che andrebbero trovati - come è tornato a ricordare il commissario Romeo - e non ci sono, né c’è speranza di avere in tempo. Nonostante che tra i pontili si racconti che il liquidatore Falzone avrebbe per la mani un possibile compratore.

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