Sicurezza
Betti indagato: non vedo l’ora di difendermi
Parla l’ex sindaco dopo l’atto di chiusura indagini relativo alla querela presentata dall’ex assessore Servetti: ma non sono rinviato a giudizio
VIARGGIO. «Non vedo l'ora di difendermi per spiegare le mie ragioni. Sono convinto che il tempo sarà galantuomo e, come in altre occasioni, le nefandezze, le cattiverie e le diffamazioni più o meno celate, emergeranno in tutta la loro vacuità e ritorneranno addosso a chi alla dialettica politica preferisce l'accanimento ed il risentimento ad personam». L’ex sindaco Leonardo Betti, esponente del Pd viareggino, risponde così alla notifica dell’atto di conclusione delle indagini relative alla querela presentata dall’ex assessore Laura Servetti che lo stesso Betti sfiduciò nel febbraio 2014, a pochi mesi dall’insediamento della Giunta. Atto di conclusione indagini che dà venti giorni di tempo all’indagato per decidere se farsi ascoltare o meno dal pm. Prima che lo stesso formalizzi (oppure no) l’atto di rinvio a giudizio. «Non c'è stato nessun rinvio a giudizio né alcuna richiesta di rinvio a giudizio a mio carico - continua Betti - per la denuncia presentata da Servetti. Pertanto, mi è stato notificato un atto che ha esclusiva funzione di garanzia, quindi destinato a me ed al mio legale, che è stato pubblicato sulla stampa a poche ore dalla sua emissione con un contenuto, come detto, completamente travisato. Ribadisco, l'atto notificatomi ha un significato totalmente distinto dal rinvio a giudizio: ha una finalità di stretta garanzia, perché esso consente di accedere agli atti di indagine (in precedenza inaccessibili), di richiedere l'assunzione di prove a difesa, di presentare memorie, di chiedere al pm il compimento di atti d'indagine nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni. Solo in esito il pm prenderà la sua decisione: chiedere l'archiviazione o il giudizio. Mi domando anche come questa notizia sia stata trasmessa alla stampa. Personalmente non sono mai stato sentito dall'Autorità sui fatti che mi sono addebitati».
Leonardo Betti è indagato di tentata violenza privata (articoli 56 e 601 del codice penale). Alla querela Laura Servetti ha allegato file audio, ampiamente riportato nell’atto di conclusione indagini, delle telefonata intercorsa il 13 aprile 2014 con l’allora sindaco. Servetti era già stata sfiduciata e - hanno ricostruito le indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri di Lucca - tramite stampa e social network in quei giorni era tornata ad esporre le proprie ragioni rispetto allontanamento della Giunta. Quella telefonata è stata valutata dalla Procura diretta «in modo non equivoco a costringere mediante minaccia Laura Servetti a far cessare sulla stampa locale e sui social network i commenti sui vari motivi che avevano indotto Betti a revocare il mandato ad alcuni assessori, facendo nel corso della telefonata riferimenti allusivi e minacciosi».
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