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le reazioni a Viareggio

Il caso-Camaiore scuote la campagna elettorale

Il caso-Camaiore scuote la campagna elettorale

VIAREGGIO. Le contestazioni mosse dal sindaco di Camaiore a Sea per i servizi pagati ma che non sarebbero stati effettuati stando ai controlli dei tecnici incaricati dall’amministrazione, piombano...

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VIAREGGIO. Le contestazioni mosse dal sindaco di Camaiore a Sea per i servizi pagati ma che non sarebbero stati effettuati stando ai controlli dei tecnici incaricati dall’amministrazione, piombano sulla campagna elettorale viareggina, memore di quanto accaduto alla Giunta Betti sulla questione tagli alla Sea. Terminata con la sfiducia del sindaco all’assessore Gloria Puccetti. Non è stato questo l’unico passaggio rovente in tema di rapporto con le partecipate Sea che la Giunta Betti ha dovuto affrontare, visto che nell’estate 2014 si è ritrovata con l’interdittiva antimafia per uno dei soci privati (Del Pistoia) in Sea risorse e Mover. Eredità pesante per tutti, con i cittadini di Viareggio che ringraziano attraverso i social network il sindaco di Camaiore, il centrosinistra (Giorgio Del Ghingaro e Luca Poletti) che liquida la vicenda camaiorese come «polemiche» con Sea, mentre il Pd versiliese - con il segretario Giuseppe Dati - fa sapere che «non si fanno sconti a nessuno sulla pelle dei cittadini».

Sul fronte del centrodestra, Alessandro Santini (Forza Italia) si rivolge al commissario Romeo: «Dopo quanto denunciato dal sindaco Del Dotto, che si aggiunge a quanto affermò il vice sindaco di Viareggio, Gloria Puccetti, urge un'immediato intervento del commissario che segnali subito alla magistratura quanto avvenuto e perché subito si faccia luce e si verifichi anche a Viareggio. Ritengo urgente ed opportuno che sia ora la magistratura ad occuparsi di leggere i conti di Sea ambiente e Sea risorse».

Massimiliano Baldini (candidato sindaco per un’ampia compagine) dichiara: «Ancora una volta la ribalta negativa delle Sea, dai mille rivoli societari e partecipativi e dalla storia lunga e sempre complessa, ci ricorda quanto sia difficile amministrare la cosa pubblica in un contesto dove la parola legalità si fa fatica a pronunciarla. Il controllo analogo sulle società partecipate non c’è stato: si è dimenticato? Non si è voluto fare? Così come si è lasciato che soci privati forti dettassero condizioni che un'amministrazione pubblica non avrebbe dovuto accettare! Perchè è successo? Perchè vicende come il contratto Mover?». (d.f.)

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