Sicurezza
Facevano milioni coi falsi di marca
La Finanza smantella un’intera catena del taroccamento Sequestrati 150.000 finti Marinella, Gucci, Versace e Armani
VIAREGGIO. Li vendevano sulle spiagge come prodotti di stock. Materiale di magazzino, insomma, che si poteva trovare a buon mercato e di sotterfugio, senza passare dal negozio.
Dai cinquanta ai sessanta euro, infatti, venivano chiesti dai venditori ambulanti per una presunta cravatta griffata Marinella: quasi la metà del prezzo a cui si può arrivare quando si cerca l’originale. Ma se per l’ambulante che le proponeva al turista l’eventuale affare valeva poche centinaia di euro, per chi tira i fili il sì del cliente facoltoso - o semplicemente interessato all’oggetto - significa milioni.
La Guardia di finanza, però, ha assestato un colpo importante a questo business d’oro. Sequestrando in un blitz 150000 di quelle cravatte, quei foulard, le borse e tutti i prodotti su cui c’erano i grandi nomi della moda italiana (oltre a Marinella, Gucci, Versace, Armani, Corneliani). Ma che arrivavano, in realtà, dalla Cina. Dall’Oriente la merce ancora grezza, cioè non elaborata, veniva inviata a Napoli e zone limitrofe. Dove veniva trasformata con l’applicazione del marchio falso, riprodotto con un programma informatico. Una lavorazione fatta con raffinatezza, in una specie di distretto - costituito da tre aziende di abbigliamento e alcuni locali - che è stato smantellato dalle Fiamme gialle con un’operazione quasi militare (vedi articolo a fianco).
Il blitz è il frutto di un’indagine delle Fiamme gialle, partita appunto da un commercio di false cravatte di Marinella, vendute da ambulanti italiani sulle spiagge di Forte dei Marmi. Uno di questi ambulanti, di origine campana, era stato individuato nell’estate scorsa durante uno dei consueti controlli delle forze dell’ordine sulle spiagge. Azioni che vengono svolte periodicamente per scoraggiare il mercato della merce taroccata. Agli inquirenti quella delle finte Marinella è parsa una pista interessante da approfondire. E così è stato.
Da lì, infatti, è scattata un’inchiesta - coordinata dalla Procura della Repubblica di Lucca - che si è sviluppata con appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche. Elementi grazie ai quali - afferma la Finanza - è stato possibile ricostruire una filiera produttiva che si snodava dalla Cina alla Versilia, passando per una maxi-centrale del falso, creata a Napoli.
Il blitz in Campania è scattato all’alba di lunedì scorso. Circa quaranta militari delle Fiamme gialle viareggine, con la collaborazione dei colleghi di Napoli, hanno dato esecuzione a tredici decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Lucca. Le operazioni, che hanno richiesto l'intervento dei vigili del fuoco per abbattere alcune porte blindate, si sono concluse con il sequestro - effettuato all'interno di tre aziende diverse di abbigliamento e in alcuni locali a disposizione dei sospettati - di oltre 150000 prodotti con marchio contraffatto delle marche più note.
Le perquisizioni hanno anche portato al ritrovamento dei cliché usati per i falsi e del programma informatico per la riproduzione dei marchi.
Dieci le persone denunciate, cinque le società coinvolte nel maxi-traffico. Che aveva un valore milionario, e che si preparava a smerciare nei prossimi giorni circa mille cravatte: erano ancora made in China, ma stavano per essere lavorate. Per finire ancora nelle mani di qualche cliente interessato all’acquisto.
@matteotuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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