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Da Napoli alle spiagge della Versilia

Da Napoli alle spiagge della Versilia

Quaranta militari e vigili del fuoco per espugnare la fortezza del falso. Dove si lavorava come raccontato in “Gomorra”

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VIAREGGIO. Il blitz è scattato all’alba. Quaranta militari delle Fiamme gialle viareggine, con il supporto dei colleghi di Napoli - necessario, vista la pericolosità dell’intervento in una zona ad alto rischio per le forze dell’ordine - hanno fatto irruzione in uno dei distretti del taroccamento in Campania. Scoprendo una catena di montaggio degna di un’attività industriale su larga scala.

Siamo a Napoli, in zone “sensibili” dal punto di vista criminale. Il sistema di vedette messo in piedi dalla camorra rende difficoltoso muoversi per gli investigatori. Da qui la presenza di colleghi che conoscono il territorio, e che sanno come bisogna comportarsi per non farsi notare, o non farsi notare troppo. Ma necessario è stato anche il supporto dei vigili del fuoco, che hanno abbattuto le porte blindate che proteggevano - assieme a una maschera di presunte sartorie locali - il giro d’affari milionario del commercio contraffatto. Una scena, questa, che ricorda le irruzioni delle forze dell’ordine nei quartieri difficili, nella case popolari del Meridione. È la legge che deve abbattere e farsi largo tra le mura innalzate dalla camorra e da chi è complice, oppure semplicemente vittima.

Il sistema scoperto dai finanzieri è, appunto, degno di quella catena produttiva che Roberto Saviano ha descritto in “Gomorra”. C’è chi insegna, chi taglia e chi cuce. Ci sono i cliché e c’è la riproduzione illegale delle griffe, che avviene tramite un programma informatico pirata. C’è un sistema criminale al cui interno ci sono persino artisti. Persone che, se fossimo in un Paese normale, farebbero i sarti per le grandi marche. E invece lavorano nascosti tra locali “fantasma” e aziende di abbigliamento che sembrano perfettamente legali. E invece producono materiale per il mercato abusivo.

Il sistema smantellato dalla Guardia di finanza aveva sede nel centro storico di Napoli, ma aveva propaggini anche a Portici e Nola.

Qui arrivava la merce grezza dalla Cina, certamente tramite container stoccati al porto - un’altra scena che conosciamo benissimo perché è l’introduzione del capolavoro di Saviano. I prodotti made in China venivano poi lavorati, pare benissimo secondo quello che raccontano gli stessi finanzieri, per essere venduti sulle spiagge. E a quel punto clienti ignari pensavano di approfittare di un sabato o una domenica in spiaggia pagando a metà prezzo una cravatta della prestigiosa Marinella (marchio campano, tra l’altro). Oppure una borsa di Gucci. Non sapendo che i loro soldi andavano a ingrossare le tasche della criminalità organizzata.

Matteo Tuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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