Il dolore
Subito spazi e ormeggi per i mega yachts
Le aziende della cantieristica chiedono all’Autorità portuale varianti al Piano regolatore esistente
VIAREGGIO. Non «agganciare» rapidamente il segmento di mercato dei mega yachts «viene giudicato come un serio rischio di regressione di tutta la filiera produttiva»: lo si legge nel Rapporto conclusivo della fase di ascolto che l’Autorità portuale regionale ha avviato sul finire del 2014 in vista del nuovo Piano regolatore portuale. Al quale si mette mano oggi - è bene ricordarlo - senza che quello datato 2007, frutto di un lunghissimo iter amministrativo, sia mai stato applicato.
La questione che gli imprenditori della nautica pongono - lo conferma il documento del segretario dell’Authority, Fabrizio Morelli - è quella degli spazi per le imbarcazioni che hanno una lunghezza tra i 40 ed i 70 metri. Le aziende - continua il Rapporto - hanno evidenziato come «il porto di Viareggio, oggi, possieda un Piano degli ormeggi e infrastrutture inadeguati ad accogliere grandi yachts. Ed inoltre il Piano regolatore portuale 2007 non consentirebbe alle aziende di inserirsi nel segmento di mercato di riferimento dei mega yachts». Ecco, dunque, da dove nasce la necessità di rivedere la distribuzione degli spazi nelle darsene. Ed anche in fretta, visto che nel documento dell’Authority si legge ancora: «Al fine del raggiungimento degli obiettivi sopra richiamati viene giudicato strategico dalle aziende il fattore temporale, che richiede soluzioni flessibili, anche a carattere temporaneo, nel breve termine».
E non è un caso che tra coloro che si sono fatti avanti con le osservazioni ci sia il Consorzio Navigo che ha proposto all’Autorità portuale una serie di modifiche al Piano regolatore portuale 2007 alle quali mettere mano mediante varianti che poi vengano recepite dal testo definitivo del nuovo Piano regolatore per il porto.
Detto ciò, quello che emerge dai materiali raccolti - sottolinea Morelli - è « la consapevolezza che il porto di Viareggio non sia da considerare come mero contenitore di attività di scalo e cantieristiche, ma piuttosto come “nodo di una rete di relazioni” comprendente le attività produttive, i servizi, le professionalità e le qualità insediative e ambientali del sistema urbano ed ambientale circostanti». Un “porto sistema”, è la conclusione che trae l’Authority portuale, «il quale si innesta sul territorio ampliandone il posizionamento competitivo con altri sistemi territoriali sviluppandone la capacità di cooperazione/competizione internazionale, di innovazione e di attrazione di nuove attività ad alto valore aggiunto». (d.f.)
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