Attenzione
L’arte di Michetti, tra mare e Apuane
A Cardoso la mostra del pittore viareggino che a 103 anni continua a sperimentare
VIAREGGIO. Giorgio Michetti, 103 anni, è lucido, divertito, invogliato a nuovi incontri, ha tre vite come i gatti, riceve autorità e giornalisti nel suo studio in via San Francesco per la presentazione della nuova mostra al Palazzo della cultura di Cardoso di Stazzema, e parla di sé. A 103 anni, con memoria ferma e luccicante, ha passato esperienze, città, mogli, figli, e prodotto decine, centinaia di lavori, affreschi, oli, chine su tempera, collages, graffiti, cartapeste, illustrazioni, sempre freschissimo, sempre buon disegnatore. È un viareggino mirabile, di tempra marinara, figlio di farmacista come Tobino, però distante da Tobino, Marcucci, Santini, Pardini, Di Prete, cioè gli intellettuali tipici della stracittà dei poggioni e dei ciottori.
Lui, Michetti, invece, milanese per anni, ebbe casa e lavoro in Lombardia e anche in Svizzera. E dimostra, guizzando gli occhi, che vivrebbe ancora tantissimo per sperimentare, per vedere, per creare. Così come si conviene ad uno che ha fatto di mestiere il disegnatore, il pittore, ha dovuto, per mantenersi, esercitare l'arte in ogni direzione, dal fumetto all'arredamento, dalla moda ai grandi affreschi pubblici servili per i palazzi dei comuni e per chiese. Michetti è un piacere incontrarlo. Per ciò che racconta. Anche per ciò che è in un presente che, da centenario impenitente, non è di oggi, ma ogni passaggio della sua vita. Ben raccontata anni fa in un ben volume da Antonella Serafini, storica dell'arte, che ben lo conosce, ben lo apprezza, ben lo sa presentare al pubblico. La mostra di Cardoso - “Giorgio Michetti: un secolo d’arte” - è invece spiegata da Claudia Baldi, giovane, attentissima, che su Michetti scava in profondità e ne intuisce non solo forme e colori ma anche suoni ed atmosfere. Poiché non si può scindere il suo lavoro dalle esperienze vitali. Da quando, a Castiglioncello, egli a 17 anni poté far vedere i suoi quadri a Luigi Pirandello e il maestro drammaturgo gli si fece stupito: «Ma questi non sono quadri da ragazzo, sono quadri da grande». Segnando così una vocazione. Michetti fu precoce.
Studiò arte a Bologna, poi a Roma all'Accademia. Poi lo costrinsero a fare, da militare, il disegnatore del Genio. Andò in Abissinia, andò a Taranto. I suoi disegni stupivano ma erano servili, erano mestiere. Non erano ciò che lui, adocchiando Giotto e Masaccio a Firenze, bramava. Poi scoppiò la guerra. E passò la guerra con le sue atrocità, le nostre atrocità versiliesi. Che benissimo ricorda la notte quando avvenne l'eccidio di Sant'Anna. E altre notti quando impiccavano i partigiani con il filo spinato. E lui vi fece dei quadri forti, indimenticati. Dopo, siccome a Viareggio c'era ben poco da fare, si trasferì a Milano. E qui lo notarono, soprattutto, come illustratore. Aveva già entusiasmato con un sapido libro su Pinocchio per un editore di Firenze. Dovette passare un bel po' di tempo, per vivere d'arte pura. A sessant'anni lasciò tutto per la pittura e gli affreschi. E da qui iniziò la seconda vita, quella fatta di premi, mostre, commissioni. Con una seconda moglie, la deliziosa signora Liliana che gli riempì il vuoto della prima moglie, Laura, morta per la solita brutta malattia.
Incoraggiato da Liliana, Giorgio Michetti affrontò l'età che per altri è la pensione. Per lui fu invece la libertà creativa, poter dipingere, poter affrescare come gli aveva predetto Pirandello. E poter vivere di nuovo a Viareggio, senza rimpiangere quella di tradizione, quella di là dal molo, quella un po' misera, tanto scoraggiata, che ebbe ed ha una sola gloria, Lorenzo Viani, e che Michetti visse pochissimo e che anche adesso, a 103 anni, richiama ma assai poco. Lui è di altra indole.
È ottimista, è, direi, industrioso e non si fa mancare conoscenze ed esperimenti moderni, le veline, i vetri, le carte-cotone preparatorie agli affreschi. Nel suo studio, il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, la gradevole e solare assessore alla cultura Serena Vincenti, sostenendo la mostra che sabato si inaugura, rammentano il forte legame tra l'alta Versilia, terra di suggestioni e bellezze fini, e la cultura della marina alla quale Michetti, è evidente, appartiene. Attorno al gruppo che s'è riunito per la conferenza, s'affacciano opere sceltissime, colorature che ben dice la Baldi sono dipinte "alla maniera del Trecento". Io vi trovo anche richiami all'arte di Eugenio Pardini però in Michetti vi è maggiore giovialità, maggiore intraprendenza, meno peso teorico più scioltezza di forma. Lui, Michetti, è nato nell'antica via della Costa però s'è tanto lasciato incantare dalla Viareggio "art nouveau", dalla Viareggio che sta in passeggiata. E guarda di qua dal molo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google