Sicurezza
Pini troppo fragili I Comuni pensano a metterli al bando
Del Dotto suggerisce di ripiantare olivi, Neri alberi da frutta Buratti: «Meglio piante autoctone, consulteremo esperti»
FORTE DEI MARMI. Inutile far finta di niente: l’argomento più discusso al Forte, nei capannelli di coloro che assistono alle rimozioni e al ritorno alla normalità sono proprio loro i grandi protagonisti del 5 marzo: i pini.
Soprattutto quelli altissimi, dal fusto spesso dinoccolato che sono diventati – pur non autoctoni – la cifra estetica del paesaggio e della skyline fortemarmina.
«Dal municipio – dicono – attestano che la stragrande sono venuti giù e stanno per diventare legna da ardere. E quei pochi rimasti, in alcuni casi beffardamente quelli più messi male, sono oggi dei sopravvissuti destinati a creare problemi quasi certi in un futuro non troppo lontano. Intanto i privati spesso sono costretti a spendere in assicurazioni e manutenzioni dei pinottolai per evitare problemi e a lungaggini burocratiche se si deve fare qualcosa. Dunque il Comune farebbe bene a fare uno studio serio e a valutare una progressiva sostituzione di queste piante con altre autoctone e meno rischiose».
Di questo si discute da giorni anche a Camaiore, ad esempio, dove a farsi interprete delle preoccupazioni dei cittadini è stato il sindaco, Alessandro Del Dotto: «Olivi al posto dei pini d’ora in avanti» ha detto il primo cittadino. E in questa direzione probabilmente si lavorerà.
Una valutazione di cui si fa interprete anche Vivaldo Tonini del Gruppo d’Opinione di via Versilia: «Se i pini rappresentano un potenziale pericolo ci deve essere la possibilità di abbatterli! Già duecento anni fa -prosegue lo stesso Tonini - si studiavano la cause delle frequenti cadute dei pini e il rimedio di allora era quello di governarli con il letame per tentare di rafforzarne le radici. Oggi come allora sono i pini ad aver subito la forza della tempesta di vento dell’altra notte e nessuno può prevedere cosa accadrà in futuro. Adesso è giusto pensare all’emergenza, ma noi crediamo che, più avanti, il Comune di Forte dei Marmi, per quanto gli compete, dovrebbe modificare i propri regolamenti e permettere, a quanti lo vogliano, di abbattere questo tipo di pianta che sia nelle vicinanze delle abitazioni e possa costituire, quindi, un potenziale pericolo per persone ed immobili. Bilanciando la decisione con l’obbligo di mettere a dimora altre essenze, studiate e selezionate, che diano più garanzie di stabilità anche di fronte ad eventi eccezionali. Cambierà l’immagine di Forte dei Marmi? Può darsi anche se in grande parte questa modifica c’è già stata giovedì scorso - conclude il Gruppo d’Opinione via Versilia- ma questo non deve essere vissuto come un dramma assoluto perché un paesaggio lo si può ricostruire nel tempo e, chissà, forse potrebbe anche risultare migliore di quello attuale».
«Il problema di ricollocare alberature in sostituzione di quelle abbattute c’è, è di proporzioni immense, e come ha detto il Prefetto Cagliostro sarà il tema di un prossimo incontro a livello di esperti, proprio in Prefettura. Per quanto ci riguarda – spiega Umberto Buratti, sindaco del Forte - non si può certo trasformare il paese in una sorta di Palm beach, come qualcuno già vuole suggerire: le palme hanno retto bene il tifone, ma sono già tante ed hanno i loro bei problemi come il punteruolo rosso. Occorre, invece, valutare con attenzione di recuperare piante autoctone, senza peraltro escludere anche il pino, ma soltanto però alcune tipologie come quello marittimo che ha radici più estese che non quello domestico. Tigli e platani non hanno dato preoccupazioni così come i lecci sempreverdi e questa delle piante tipiche e autoctone è una strada che dovremo battere con l’aiuto degli esperti. Intanto a Pasqua, quando molti dei proprietari delle ville saranno in zona ne parleremo: è un appuntamento – conclude Buratti – che ci siamo dati proprio per raccogliere le opinioni di tutti: di chi abita qui, ma anche di chi ama questo posto e ci torna non appena può. Comunque prima di decidere come piantumare gli alberi abbattuti dovremo anche far partire una vasta campagna di verifiche sui pini rimasti in piedi. Sono, è vero, - prosegue Buratti – quelli che hanno resistito alle raffiche da 140 km/h e più ma dobbiamo dormire tutti sonni tranquilli e un controllo aiuterà la tranquillità di tutti. Poi, si inizierà a pensare alla messa dimora di nuove piante, senza dimenticare anche il suggerimento del collega Neri di Seravezza di considerare anche le piante da frutto che popolavano la Versilia fino all’ultima Guerra».
Angelo Petri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
