Il Tirreno

Versilia

Incubo frane in Alta Versilia

di Valentina Landucci
Incubo frane in Alta Versilia

Il sindaco Verona in volo sulle Apuane: «La situazione sui nostri versanti peggiore di quella che immaginavamo»

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STAZZEMA. «Ero preoccupato per la situazione di Farnocchia. Adesso lo sono molto di più: ci sono migliaia di tonnellate di legname abbattuto non solo sui versanti, ma anche negli impluvi, nei canali e in prossimità della viabilità».

Maurizio Verona, sindaco di Stazzema, uomo di montagna e di politica, è appena sceso dall’elicottero che lo ha portato in volo sulle Apuane ferire dalla tempesta di vento della settimana scorsa. Negli occhi ha ancora le migliaia di tronchi abbattuti sulle sue montagne, in testa il prossimo bollettino meteo: quello che per il fine settimana prevede pioggia.

«Domenica e lunedì dovrebbe piovere - spiega Verona - che tipo di reazione avrà il terreno a delle piogge? Non c’è solo la paura per lo scivolamento degli alberi nei corsi d’acqua con il rischio che facciano da diga, ma anche il fatto che le piante abbattute sono rovesciate, il terreno è instabile e si temono frane e caduta massi».

Su Farnocchia la situazione è critica anche per la vicinanza dei tronchi alle strade. Questione che preoccupa meno per i versanti di Cardoso, Puno e Volegno dove però è altissima la criticità legata al legname in prossimità dei canali. «Canali lunghissimi - spiega ancora Verona - che raccolgono tanta acqua e vanno a finire nel Versilia, un fiume purtroppo a noi ben noto». Quello dell’alluvione del 1996, della devastazione e dei morti che nessuno, da queste parti, ha dimenticato.

«Il danno ambientale ad oggi è incalcolabile - ripete Verona - non sono in grado di fare valutazione. Torneremo in volo sulle apuane martedì prossimo, ci sarà anche il sindaco di Stazzema Ettore Neri e un tecnico della forestale per cominciare a fare una prima valutazione del danno ambientale».

Ma l’elenco delle preoccupazioni di Verona non finisce qui. «Le piante abbattute - continua - si trovano per lo più in zone dalle quali sarà estremamente difficile asportare materiale: da noi manca una viabilità forestale e sarebbe onerosissimo pensare di fare un trasporto su corda. Per questo torno a ripetere che serve fare un piano specifico per la realizzazione di piste forestali a servizio della bonifica ambientale e, in futuro, pensate anche per incrementare la capacità di gestione del nostro patrimonio forestale: è una nostra priorità programmatica ma bisogna accelerare i tempi e servono risorse». I tempi di realizzazione di interventi di questo tipo restano però medio-lunghi. Quella che si è venuta a creare per l’Alta Versilia è però una situazione di assoluta emergenza. Cosa fare: vista la vastità della devastazione e la quantità di materiali da rimuovere è difficile fare delle previsioni anche se non manca la volontà politica per trovare una soluzione. «Stiamo mettendo mano a interventi di messa in sicurezza della viabilità, dei canali e dei fossi. Sulla viabiltà interveniamo noi come Comune, sui canali la Provincia e sui fossi il Consorzio di Bonifica. Nei prossimi giorni ci sarà in proposito un incontro con la Provincia proprio per discutere di questa situazione, come avevo richiesto al tavolo di confronto con la prefettura. In questa fase serve un decreto della protezione civile che ci permetta di agire per mettere la rapida messa in sicurezza». Che avrà indubbiamente costi importanti. «Ho avuto un incontro in Regione ed ho chiesto, se sarà possibile, l’attivazione di un fondo di riserva sul piano di sviluppo rurale per destinarlo a questa emergenza: ci potrebbe essere uno spiraglio, qualche milione di euro per queste attività che rientrano in quadro di sicurezza idrogeologica. Poi dovremo andare a avviare da subito, con la nuova programmazione del piano forestale e sulla base di un quadro della situazione scientifico, dei piani forestali di bonifica e valorizzazione».

A rendere ancora più complesse le possibilità di intervento immediato a Stazzema c’è poi un altro dato: su queste montagne quasi tutti i terreni sono privati «ed è una problematica aggiuntiva - spiega verona - la proprietà è parcellizzata: non ci sono grandi proprietari ai quali rivolgersi, diventa difficile anche notificare le ordinanze. Ma è indispensabile che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e che anche i privati facciano la loro parte: quando la proprietà privata è abbandonata a se stessa rischia di generare catastrofi. Il bosco è una risorsa ma bisogna investirci: se i privati non sono interessati alla gestione diretta dei loro terreni occorre che la Regione valuti il passaggio di quei beni al demanio regionale e l’attivazione di misure straordinarie per il loro recupero e valorizzazione, cosa che potrebbe avere ripercussioni positive anche sull’occupazione dei giovani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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