Il Tirreno

Versilia

In quindici si fanno avanti per rilevare il Centro congressi

di Donatella Francesconi
In quindici si fanno avanti per rilevare il Centro congressi

Il liquidatore ha raccolto i nomi di chi si è proposto per acquisire struttura e stabilimento Ora tocca al commissario Romeo decidere se fare il bando di gara o passare la palla alla politica

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VIAREGGIO. Una quindicina di pretendenti per il futuro del Centro congressi, struttura e stabilimento balneare insieme o separati, in un “borsino” di interessi la cui altalena è dettata dalla risposta alla domanda “che si può fare” con l’immobile in caso di acquisto. A questo ha lavorato il liquidatore Riccardo Cima, su mandato dell’amministrazione del commissario prefettizio, Massimo Romeo. Niente nomi e cognomi, per il momento. Ma un identikit di coloro che si sono fatti avanti rispondendo positivamente all’avvio della fase delle manifestazioni di interesse aperta dallo stesso liquidatore.

Sei le strutture ricettive che si sono proposte, non solo di Viareggio, e non solo appartenenti al mondo alberghiero. Ed ancora: un’azienda del divertimento in ambito internazionale che può contare su investitori per il progetto che avrebbe in mente; e un fondo di investimento svizzero che è punto di ferimento di soggetti stranieri interessati ad investire in Versilia. Si sommano a queste tipologie di potenziali interessati: un marchio organizzatore di eventi, due realtà operanti nel settore della formazione professionale per le quali il Centro congressi potrebbe essere la “base” per ampliare l’attività con l’intento di creare nuovi posti di lavoro in Versilia, un imprenditore del Nord Italia che si sarebbe detto interessato all’acquisto, uno studio professionale dell’area fiorentina che avrebbe clienti che si potrebbero fare avanti, anche di area Est-asiatica.

A questi si aggiunge un soggetto, in ambito provinciale, che opererebbe per imprenditori della Lucchesia. Oltre ad una serie di clienti dello stabilimento balneare (gestito dal Comune ma con prezzi ben al di sopra degli altri in zona ed in città) che non si lascerebbero sfuggire l’occasione di aver l’ombrellone assicurato per sempre, candidandosi alla sola gestione del bagno.

Al centro delle domande poste il “che fare” e con quali strumenti. C’è chi - tra i pretendenti - ha voluto già chiarire che lo strumento ideale non possa che essere un project financing, perché può costituire variante senza altri passaggi. Variante rispetto all’attuale destinazione dell’immobile, soggetto - è bene ricordarlo - a tutela della Soprintendenza.

Al momento non circolano cifre, anche se è improbabile che non se ne siano fatte nei colloqui avvenuti con chi ha manifestato il proprio interesse. Certo è che sull’operazione gravano alcune “incognite”: dallo stato della struttura che ha bisogno di un intervento radicale di recupero, agli effetti della Bolkestein anche sulle spiagge viareggine e versiliesi, passando per i vincoli di destinazione dell’immobile, per finire con quale progetto possa o non possa avere in mente chi governerà la città da giugno in poi in merito al futuro del Centro congressi e della zona circostante.

Certo è che il nuovo sindaco si troverà a che fare da una parte con il dissesto, e dall’altra con gli appetiti di chi spera di poter contare su una svendita del patrimonio pubblico, dettata dalla necessità di far tornare i conti. Uno scenario, questo, che trova la netta contrarietà dei revisori dei conti del Comune. Che sulla vicenda Centro Congressi si sono già ampiamente espressi, avendo chiesto nel verbale del 19 gennaio scorso al commissario prefettizio, Valerio Massimo Romeo, di «conoscere lo stato di attuazione delle operazioni di liquidazione e, nella specie, la data ultima entro cui la liquidazione può ritenersi conclusa».

Ora resta da capire - di fronte alle manifestazioni di interesse che ha in mano - cosa intenda fare l’amministrazione commissariale: procedere con la stagione estiva aprendo lo stabilimento (un’ipotesi che non convince il sub commisario Mario Tommasino) e contestualmente avviare il bando? Oppure non scegliere nessuna delle strade e portare a termine la liquidazione? O, ancora, andare al bando ma senza che la struttura sia funzionante da Pasqua in poi?

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