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Versilia

A giudizio per l’omicidio del cugino

A giudizio per l’omicidio del cugino

Roberto Romanini sarà processato dalla corte d’assise di Lucca che dovrà stabilire se è stato lui il mandante del delitto

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CAMAIORE. Era la mattina dell’8 febbraio 2011 quando Stefano Romanini cadde sotto quindici colpi di pistola, sotto casa, in centro a Camaiore. Stava andando al lavoro, per lui non ci fu scampo. Per quel delitto è finito in carcere il cugino Roberto, accusato di esserne il mandante. Da questa accusa l’imprenditore camaiorese dovrà difendersi davanti ai giudici della corte d'assise di Lucca. Così ha deciso il giudice per le udienze preliminari Riccardo Nerucci che ieri mattina lo ha rinviato a giudizio. L'imputazione è quella formulata dal sostituto procuratore della repubblica Fabio Origlio al termine delle lunghe indagini che hanno seguito il delitto: omicidio. Il delitto, secondo la ricostruzione del pubblico ministero, sarebbe stato eseguito materialmente da un killer al momento ignoto ma a ordinarlo sarebbe stato appunto l'imprenditore.

Il processo - la prima udienza è stata fissata per martedì 12 maggio - dovrà dunque stabilire se Roberto Romanini è colpevole o meno della morte del cugino e fare finalmente chiarezza su una vicenda che ha sconvolto la Versilia e su cui la comunità locale chiede verità e attende giustizia.

Subito dopo il delitto, Roberto Romanini finì nel mirino degli inquirenti. I rapporti tra i due cugini non erano buoni. Erano stati soci in affari e la vicenda non si era chiusa bene: pare che ci fosse stata in ballo una pendenza di centinaia di migliaia di euro, che Roberto pretendeva dal cugino. Pendenza su cui, peraltro, non è mai stata fatta chiarezza né è mai stato acclarato se - dal punto di vista dell'imprenditore con interessi nel campo dei funghi - sia stata una vera e propria truffa.

Per sostenere la sua innocenza, Roberto Romanini - che è difeso dall'avvocato Maurizio Tonnarelli - esibisce come un alibi il fatto che il giorno dell'omicidio era a Torino assieme a un vigile urbano di Viareggio. Sul suo ruolo in questa vicenda, però, la famiglia di Stefano - in particolare la moglie e le figlie - ha sempre avuto le idee molto chiare.

Attorno e ai margini di questo delitto, sono esplosi in questi anni altri casi giudiziari legati alla figura dell’imprenditore camaiorese: c'è stato il clamoroso arresto di tre carabinieri accusati di favoreggiamento nei confronti dello stesso Romanini e c'è l'altro processo che lo vede alla sbarra con l'accusa di avere sequestrato e ricattato con un video hard l'ex socio italo-finlandese Lorenzo Dalla Valle.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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