Sicurezza
Pieraccini: Viareggio entri nell’Unione dei Comuni versiliesi
VIAREGGIO. Il rammarico per l’apatia dei viareggini «che assistono alla loro disastrosa crisi senza reagire», l'amore per Viareggio e la Versilia che lo porta a 97 anni ad elaborare senza sosta idee...
VIAREGGIO. Il rammarico per l’apatia dei viareggini «che assistono alla loro disastrosa crisi senza reagire», l'amore per Viareggio e la Versilia che lo porta a 97 anni ad elaborare senza sosta idee e progetti, e un messaggio forte a tutta la politica locale: Viareggio deve entrare nell'Unione dei Comuni della Versilia. Il senatore Giovanni Pieraccini dall’alto della sua età e di una vita lunga e brillante come poche si rivolge così alla sua città. «Prima di ogni analisi e di ogni critica ci sono problemi urgenti che devono essere risolti senza ulteriori ritardi - dice Pieraccini - occorre che Viareggio entri nell’Unione dei Comuni versiliesi e che l’Unione dei Comuni cominci a dar vita organicamente ad una politica unitaria, partendo dalla creazione di servizi comuni. Viareggio non può nemmeno cominciare l'uscita dalla crisi fuori dall'Unione dei Comuni e l'Unione dei Comuni non è tale senza Viareggio, con il suo peso demografico ed economico. Sono indissolubilmente legati e se non si uniscono c'è soltanto l'aggravamento della crisi per tutti. Credo di poter pensare che non c'è un ostacolo da parte del commissario Romeo per questo ingresso di Viareggio nell'Unione».
L'analisi della situazione che Pieraccini fa nasce solo e soltanto dall'amore per Viareggio. «Vorrei premettere che non mi spinge nessun interesse particolare - sottolinea lui stesso - perché nella mia tardissima età cadono, come le foglie da un albero in autunno, le passioni, le ambizioni, il desiderio di potere, le lotte per conquistarlo, le illusioni. Restano dinanzi all'imminente eterno silenzio i sentimenti profondi fondamentali che sono alla base della nostra esistenza, come l'amore per il luogo natale che ci ha visto diventare uomini. Ed è l'amore per Viareggio e la Versilia, che ho sempre visto come un'unità, che mi fa intervenire ancora e impegnarmi per la rinascita».
Poi la critica ai suoi concittadini. «I viareggini - spiega - assistono alla loro disastrosa crisi senza reagire. È molto grave perché senza il loro impegno, senza la pressione e l'azione della società, non si può fare nulla. È vero che ormai il distacco tra i cittadini e la politica è profondo: oltre il 40% di loro non vota più e soltanto il 5% ha fiducia nei partiti. Occorre però superare questa passività e ritrovare la speranza e la fiducia nel futuro. Difficilissimo ma necessario».
Questa apatia e indifferenza sembra che abbia un’unica eccezione: il Carnevale. Che si è chiuso con un dibattito: il commissario Pozzoli vuole spostarlo in Quaresima, fino al Sabato Santo, vuole ripetere i corsi anche in estate e in altre occasioni durante l'anno. «In realtà - riflette Pieraccini - la millenaria festa di tutti i paesi, in data diversa lungo i meridiani e i paralleli, celebrava con un mondo sotto-sopra e con la gioia sfrenata il ritorno imminente della primavera come una pausa di gioia nel plumbeo correre dei giorni in quelle società tristi. Perciò può essere spostata come un grande evento ludico di grande richiamo. Questo tipo di festa è ormai lontano nell'era dei viaggi dei turisti in tutto il mondo, dei weekend festivi, degli eventi culturali e sportivi durante tutto l'anno. Non hanno torto i 120 firmatari illustri e meno illustri che protestano affermando che così non è più Carnevale e chiedono il ritorno alla sua normale stagione. Certamente si può fare, anche se febbraio è il mese peggiore per le manifestazioni all'aperto, ma in tal caso si deve rafforzare con molte manifestazioni le domeniche dei corsi in altri giorni per trattenere gli spettatori a Viareggio oltre le domeniche».
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