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Il sindaco: sul pontile molte prescrizioni

Il sindaco: sul pontile molte prescrizioni

Processo corruzione, Del Dotto: Varia parla di assoluzione ma in realtà non si è riusciti a fare in tempo

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CAMAIORE. Continua a far discutere la sentenza del maxi-processo sulla corruzione, che ha visto cadere (in parte per prescrizione e in parte per assoluzioni piene) le accuse sul pontile di Lido. Mentre sul caso dell’ex Bussoladomani sono stati condannati il dirigente del Comune Claudio Castellacci (corruzione) e l’imprenditore Stefano Varia (turbativa d’asta).

«Trovo singolare che Varia parli di assoluzioni - afferma il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto - A parte Bicicchi e Pardini, sul pontile mi sembra di leggere spesso e tante volte “prescrizione”: capisco che un geometra possa non distinguere, ma bisogna sapere che la prescrizione non equivale ad assoluzione. Semplicemente, significa che è scaduto il tempo massimo per fare il processo. Le conseguenze della prescrizione sono note: l’imputato non viene punito; il processo si interrompe; la storia e la cittadinanza non conosceranno una verità; l’amministrazione conserva un ampio potere di valutazione discrezionale sugli atti amministrativi che sono stati oggetto di indagine o di prova».

«Trovo inopportuno - prosegue Del Dotto - che un imprenditore che fa anche il sindacalista scenda in politica; trovo una caduta di stile l’intervento sui miei collaboratori. Avute le motivazioni della sentenza, riattiveremo il tavolo sullo scioglimento della convenzione di Project: lì ci sono in discussione cifre e meccanismi che al Comune non piacciono e non tornano. In quella sede ci vogliamo confrontare con imprenditori, non con politicanti mascherati da imprenditori. D’altronde, il processo penale non si occupa dei meccanismi finanziari, il cui malfunzionamento, se non è sintomo di reati, può certamente essere frutto di scelte illegittime, che la politica di allora ha avuto la miopia di trasformare in un meccanismo capestro per la città». Ribadiscono Emanuele Faconti (Pd di Camaiore) e Beppe Dati (Pd della Versilia): «Destano stupore le affermazioni secondo cui sarebbe caduto il “castello di accuse”. Risaltano, invece, due fatti: le condanne per reati che destano sconcerto nella cittadinanza, e l’inefficienza della Giustizia che ha prodotto la prescrizione di reati di allarme sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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