La manifestazione
Montezemolo e Della Valle contro Moretti
Le testimonianza in aula dei “padri” di Italo: «Un uomo intransigente nell’affermare che le Ferrovie erano lui»
VIAREGGIO. Oggi guida Finmeccanica e, già si racconta, con lo stesso stile. Sei anni fa, quando un treno carico di Gpl si porta via trentadue vite lungo i binari di Viareggio seminando lutti, distruzione e feriti, era amministratore delegato di Ferrovie di Stato italiane. Mauro Moretti, descritto nell’aula del Polo fieristico di Lucca da Luca Cordero di Montezemolo (oggi presidente di Alitalia Sai) e Diego Della Valle (suoi i marchi Hogan e Tod’s, oltre che patron della Fiorentina), soci nell’avventura di Italo, primo concorrente di Ferrovie sul fronte del trasporto passeggeri lungo la linea dell’Alta velocità: «Un uomo intransigente sul fatto che le Ferrovie erano lui», dichiara netto Della Valle. Che continua: «Era chiarissimo come fosse Moretti che guidava la battaglia contro Ntv (la società che ha dato vita ai treni Italo, ndr)», continua Della Valle. Così come «non c’è dubbio sul fatto che era Mauro Moretti che gestiva Ferrovie e Trenitalia». E non c’è altrettanto dubbio che Moretti fosse «uomo che controllava la vita delle Ferrovie nella sua completezza».
Parole che fissano a verbale i nuovi capi di accusa, formulati nel gennaio 2014, dalla Procura di Lucca proprio per Moretti, già imputato nel processo per il disastro ferroviario. Secondo i quali l’allora amministratore delegato di Ferrovie, proprio in questa veste aveva «poteri apicali di indirizzo» che, di fatto, esercitava con «atti di concreta ingerenza nella gestione» delle altre società del gruppo (Rfi e Trenitalia).
Armando D’Apote, difensore di Moretti, tenta una difesa a tratti rabbiosa, con un paio di autogol: «Vorrei anche vedere - sbotta nel fare le proprie domande a Montezemolo - che in un caso del genere (il contrasto con la concorrenza di Italo, ndr) Moretti non si occupasse di tutto!». Un “tutto” talmente estensivo che Montezemolo - in apertura di testimonianza, nel rispondere alle domande del pubblico ministero Giuseppe Amodeo - aveva raccontato come nell’affacciarsi sui binari d’Italia la situazione trovata fosse quella in cui (l’allenatore della squadra avversaria è anche l’arbitro». Come a dire che non c’è partita... «La nostra esperienza - continua Montezemolo rivolto al Collegio del Tribunale di Lucca (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) - «è stata che in ferrovia non si muoveva foglia senza che l’ingegner Moretti non si muovesse personalmente...». L’ex presidente di Ntv ricorda così un incontro richiesto ed ottenuto per cercare di risolvere le controversie che si erano create: «Rimasi impressionato dal fatto che qualsiasi tema si fosse toccato, pur essendo presente anche Michele Mario Elia, all’epoca amministratore delegato di Rfi, era sempre lo stesso Moretti a rispondere». Alla domanda su quali temi fossero stati trattati in quell’incontro, Montezemolo risponde che si trattava di discutere di «accesso alle infrastrutture (di competenze di Rfi, ndr) e rapporto con Trenitalia». Il pm incalza: «E parlava sempre Moretti?». «Assolutamente sì», è la risposta. Nel braccio di ferro che ha portato Italo ad esordire sull’Alta velocità, ad un certo punto, entra anche una querela che Moretti presenta con l’allora presidente di Ntv: «Ci citò per diffamazione - ricorda Montezemolo - nei confronti di Rfi e di lui stesso. Perché quando si tratta di problemi che riguardano l’azienda, lui si sente coinvolto personalmente». Tanto che, nella querela archiviata proprio in questi giorni, «Moretti chiedeva anche un risarcimento danni personale».
Attraversa l’aula a fine deposizione Montezemolo e si va a sedere tra il pubblico, circondato dai familiari delle vittime della strage. Seduta vicino a lui, come vecchi amici, Luciana Beretti, madre di Federico Battistini, giovane autista della Clap e fresco di matrimonio, morto nel rogo con moglie e suoceri. E poi le mani che stringono quella di Daniela Rombi (e sono quelle delle sua bambina, Emanuela, che aveva solo 21 anni) e quegli occhi negli occhi con Andrea Maccioni, che rappresenta la sorella Stefania ed i piccoli Luca e Lorenzo Piagentini. Una spillina del “Mondo che vorrei” si appunta sulla giacca di ottima fattura: «Provo una grande vicinanza con le vostre famiglie ed è la cosa più importante», sono le parole di Montezemolo a tutti i familiari: «Anche se serve a molto poco...».
Serve a tanto, invece, continuare a raccontare. Anche quell’incontro che Della Valle chiese ad Innocenzo Cipolletta, allora presidente di Ferrovie: «Avevo il sospetto che a Moretti non stesse simpatico Montezemolo, per la differenza di estrazione sociale...Così mi feci avanti con Cipolletta, che conoscevo. Mi alzai da quel tavolo pensando che con Moretti non c’era possibilità di dialogo alcuno». Della Valle conferma quando dichiarato a verbale davanti all’ispettore superiore della Polfer, Angelo Laurino, figura centrale per le indagini che hanno portato al processo: si può parlare di un vero e proprio «metodo Moretti». Che si concretizza nell’«avere una conoscenza forte della macchina dello Stato e dei poteri della politica». Oltre che nell’«intimorire chiunque lo attacchi».
Montezemolo e Della Valle lasciano il Polo fieristico accompagnati dai familiari delle vittime. Ed il primo si fa accompagnare allo striscione con i volti dei morti, senza esibire niente se non la partecipazione ad una tragedia ancora senza risposte. Per l’avvocato D’Apote, tutto il resto è noia, perché «è stata un'udienza irrilevante per gli argomenti del processo».
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