La manifestazione
Le notti al pronto soccorso tra aggressioni e coltelli
Dopo gli ultimi episodi violenti al “Versilia”, medici e infermieri dicono basta «A rischio continuo la sicurezza nostra e dei pazienti, l’Asl deve intervenire»
VIAREGGIO. «Quell’uomo, anziché puntare il coltello verso di sé, poteva colpire un medico, un’infermiera o un paziente. E a quel punto non osiamo immaginare il caos che si sarebbe scatenato».
Benvenuti al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, la prima linea della sanità che è ormai diventata una trincea. Per due volte, nelle ultime notti, l’intervento delle forze dell’ordine è stato decisivo per evitare il peggio. In un caso, a scatenare il putiferio, è stato un uomo che ha minacciato di morte i medici, raccontando loro di aver già accoltellato qualcuno e di essere pronto a rifarlo. Nel secondo, un altro uomo - che era stato fermato per guida in stato di ebbrezza dalla polizia municipale - ha tirato fuori una lama e si è ferito. Provvidenziale, in questo senso, l’intervento di un vigile. Che lo ha disarmato, impedendogli di fare del male a se stesso e agli altri.
Ma il clima, in reparto, è di angoscia. Se non di paura vera e propria. «Siamo abituati a lavorare sotto tensione, vista la natura del pronto soccorso - raccontano in corsia i medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari - Quando un paziente o un suo familiare protestano, e ci prendono a male parole perché secondo loro li stiamo facendo aspettare troppo, facciamo buon visto a cattivo gioco. Questo ci può stare. Ma le aggressioni, le minacce di morte e purtroppo, anche lo spuntare dei coltelli no. Questi fatti non sono accettabili».
I due episodi sopracitati sono i più eclatanti. Ma ce ne sono stati altri. Negli ultimi anni più di un medico è stato picchiato da esagitati. A un’infermiera, recentemente, è stato rotto il naso. Poi ci sono i furti ai danni dei pazienti, che pochi giorni fa hanno portato a un arresto. Infine, c’è la questione delle persone che usano la sala d’aspetto del pronto soccorso come dormitorio. Questo è un tema delicato, e non va confuso con i malviventi che di tanto in tanto arrivano al “Versilia” e scatenano il caos. Però alla direzione sanitaria arrivano lamentele, perché tra quelli che scelgono il pronto soccorso come riparo c’è chi approfitta dell’ospitalità. E, sotto l’effetto dell’alcol, si mette a minacciare gli operatori, a urinare per terra. O a servirsi della toilette senza troppo rispetto.
Da non sottovalutare, poi, il fatto che il 70 per cento del personale di reparto è fatto da donne. Tutte sono capacissimi di difendersi, e ci mancherebbe. Ma i malintenzionati sembrano volersene approfittare, offendendole o minacciandole. D’altronde i vigliacchi se la prendono sempre con chi credono di poter intimidire.
Per rimediare a questa situazione, qualche tempo fa fu proposto alla direzione dell’Asl di prevedere una chiusura notturna - dalle 22 in poi - con videocitofono, in modo da filtrare l’accesso al pronto soccorso. Ma questa idea non è mai stata avallata, per le difficoltà che pone e la necessità di agevolare l’arrivo dei pazienti a qualsiasi ora. Discorso diverso è per il posto di polizia, per cui viene chiesto un potenziamento (vedi box) che garantisca una sorveglianza 24 ore su 24, oggi non prevista. Quel che è certo è che si chiede un intervento deciso dell’Asl. «Bisogna garantire la sorveglianza, prima che sia troppo tardi - afferma Claudio Velia, tecnico radiologo e sindacalista dell’Uil - E prima che qualcuno si faccia del male davvero».
@matteotuccini
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