Il Tirreno

Versilia

Anche il marmo lamenta dei danni

Anche il marmo lamenta dei danni

Ma la produzione è già ripartita in tutte le aziende versiliesi del settore Cosmave ha inviato un questionario alle ditte per quantificare le cifre

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SERAVEZZA. «Il marmo è come l'uomo, prima di intraprendere qualcosa, devi conoscerlo bene e sapere tutto ciò che ha dentro». Lo scrisse Michelangelo Buonarroti, osservando la sua roccia bianca splendente. E in Versilia i cavatori li conosciamo bene, sono gente tosta e capace di resistere. Anche di fronte alla devastazione causata dalla tempesta di vento della scorsa settimana. Il mondo del marmo ha già reagito, nonostante i tantissimi danni che si sono registrati: quasi la totalità delle imprese del lapideo non ne è uscita indenne - secondo Cosmave e la Fillea-Cgil – ma le aziende sono già tornate alla produzione. Ancora, una stima economica non c’è. Cosmave (Consorzio per lo sviluppo dell’attività marmifera) sta però distribuendo un questionario a tutte le imprese del lapideo. «Stiamo spedendo un questionario alle aziende associate e non, chiedendo – spiega Fabrizio Rovai, da poco riconfermato presidente di Cosmave - informazioni sui danni subiti dalle varie realtà. Danni che oggettivamente ci sono stati. Ma che non è facile quantificare. E’ importante che ci rispondano per poi presentarci come fronte comune ai comuni e dagli enti di livello superiore”. Ovviamente per chiedere un risarcimento che gli stessi enti aspettano dalla Regione ma in particolare dallo Stato.Perché i fortunati che ne sono usciti illesi sono veramente pochi. Si va da imprenditori che si sono ritrovati lastre di marmo sbriciolate nei piazzali, e qualche lamiera sparsa qua e là, fino a chi è stato danneggiato completamente il tetto di più laboratori di trasformazione. E quindi oltre al danno materiale, ci sono molti che hanno subito anche lo stop della produzione. Infatti, se il giovedì (05 marzo) quasi tutte le aziende sono rimaste chiuse, molte il venerdì e alcune anche il sabato hanno impiegato la propria forza lavoro per ripristinare i laboratori. «In alcuni ambiti le aziende non sono ancora al 100% - continua Fabrizio Rovai – seguiremo tutte le procedure del caso. Oltre al danno economico materiale, è stata una perdita anche la sospensione della produzione: si va dai due ai tre giorni. Mi ricorda l’alluvione del ‘96 – racconta Rovai – anche in quel caso non mandare avanti le lavorazioni fu un grosso danno». In Versilia ci sono 145 aziende del lapideo (dati Comitato paritetico marmo), tra quelle artigiane ed industriali. Sono in pratica, insieme al turismo, il primo polmone economico della costa lucchese. «Ci stiamo attivando con Cosmave per fare un quadro della situazione delle imprese coinvolte – spiega Leonardo Quadrelli segretario della Fillea-Cgil della provincia di Lucca. Le aziende piccole hanno quasi tutte subito dei danni, ma anche tra le più grosse come Savema Spa e Henraux Spa ci sono stati grossi problemi». Savema Spa è rimasta chiusa anche venerdì 6 marzo. «Solo le ditte esterne di Savema sono andate a lavoro anche il sabato, ma per ripristinare l’azienda» spiega Quadrelli. In particolare hanno avuto la peggio le attività del lapideo della piana. E tra le poche di cui siamo venuti a conoscenza ci sono la Landi Group a Pozzi, la Josafat Cardini e figli di Querceta, la BPS in via Meccheri, la NTM Srl in via Ciocche a Seravezza.

Ma ancora una lista ufficiale non esiste. «Da lunedì le aziende sono quasi tutte ripartite – prosegue Leonardo Quadrelli. E nei giorni di chiusura sono state usate le ferie. In Henraux sono stati gli stessi lavoratori che hanno rimesso a posto, nella giornata di venerdì, non lavorando alla produzioni ma risistemando i laboratori».

Tiziano Baldi Galleni

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