Il Tirreno

Versilia

Tempesta in Versilia, la testimonianza: «Così vento e gelo hanno distrutto tutto»

Marco Pomella
Tempesta in Versilia, la testimonianza: «Così vento e gelo hanno distrutto tutto»

Parla un imprenditore agricolo di Capezzano: rischiamo di scomparire, le istituzioni? Qui non si sono viste

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CAMAIORE. Il vento ha distrutto quasi tutto. E quel che resta lo sta bruciando il gelo della notte. È una situazione drammatica quella che si trovano a vivere i proprietari delle serre del nostro territorio, in particolare tra Camaiore a Pietrasanta ma anche a Massarosa e Viareggio.

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«Abbiamo avuto 100 mila euro di danni dal vento - dice Manolo Salleo, un giovane imprenditore di Capezzano - e il gelo della scorsa notte ha rovinato quel che si era salvato dalla furia del vento. Se le istituzioni non ci danno una mano noi scompariremo, e con noi tante altre piccole e medie imprese della Versilia. Ma per ora le istituzioni nessuno le ha viste...». Manolo Salleo gestisce la sua azienda agricola dal 2004, da quando ha ereditato l'attività dai suoi genitori. «Dopo l'uragano - ci racconta - non avevamo quasi più niente di utilizzabile, era quasi tutto raso al suolo. Le coperture strappate, le strutture divelte e crollate, gli impianti di irrigazione spappolati, gli impianti di coibentazione e ombraggiamento del tutto compromessi». All'arrivo in serra agli occhi del giovane imprenditore si è mostrato quello che sembrava un campo di battaglia: migliaia di piante per terra, teli e pezzi di legno ovunque, niente al suo posto, come era stato fino al giorno prima. Ma i danni, purtroppo, non sono finiti con la bufera. «Noi - dice Manolo - ci occupiamo di piante fiorite, piante ornamentali e da giardino. Quel poco che non è stato distrutto dal vento, con le serre completamente andate, è stato rovinato dalle gelate di queste notti».

La sua attività si trova in via Arginvecchio, tra Lido e Capezzano, ed ha altri due sedi a Capezzano Pianore, in via del Paduletto. Tutte zone duramente colpite dalla furia della tempesta. «Noi lavoriamo con le stagioni, e a seconda della stagione diamo lavoro da due a dieci persone, senza contare l'indotto. Come noi sono messe tutte le aziende della zona, siamo tutti in ginocchio. Se le istituzioni non ci danno una mano alla svelta - aggiunge l’imprenditore - tutte queste aziende scompariranno, compresa la mia, perché nessuno da solo può sobbarcarsi una cifra del genere per ripartire da zero. Nessuno di noi ha un’assicurazione per eventi del genere, per cui le strade sono due: o ci aiutano, o tutte queste imprese scompariranno e con loro centinaia di posti di lavoro».

Ma le istituzioni fino ad ora si sono viste? «No, nessuno. Non si è visto il Comune, non si è vista la Provincia, non si è vista la Regione. Gli unici che fin dalle prime ore ci hanno contattato, supportato, aiutato, è stata la nostra associazione di categoria, la Coldiretti: la dirigente Veronica Raffagni e tutto il suo staff. In questo momento ci sentiamo abbandonati eppure, dopo il turismo, il settore della floricultura e della coltura in serra sono il principale motore economico della nostra zona».

Dopo l’incontro di lunedì 9, a Firenze, tra il presidente della Regione Rossi e il ministro dell’agricoltura Martina c’è la speranza che qualche cosa si muova sul fronte del sostegno al settore. Resta però, in questo ambito come pure sul fronte dei danni alle strade e alle abitazioni dei privati, la sensazione di una incredibile lentezza da parte delle istituzioni rispetto all’emergenza e anche alla sopravvivenza delle imprese rimaste vittima della tempesta.

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