La manifestazione
Danni: caos sul risarcimento fra privati
C’è anche il problema del rimborso se il pino caduto è del Comune. Assicurazioni subissate di telefonate di spiegazioni
VERSILIA. Si temono migliaia di cause civili. Potrebbe essere l’avvelenato frutto, non il solo, della tempesta della notte fra il 4 ed il 5 marzo.
Passati i giorni della prima emergenza (ma per molti, senza luce e con i tetti scoperchiati l’emergenza è ancora in corso a due settimane dell’evento), si contano si danni. Ma soprattutto si inizia ad immaginare chi li pagherà questi danni.Che sono ingenti. Michele Bartoli, patron del ristorante Il Vignaccio di S. Lucia. Parla «Di decine di migliaia di euro per il tetto scoperchiato, per fortuna sono assicurato».
Ma per chi il danno è arrivato dal pino del vicino? O addirittura l’albero stramazzato è pubblico, ovvero era piantato in una strada comunale (o provinciale)?
«La questione è molto complessa. Più di quanto si possa pensare – sostiene Roberto Polloni, avvocato specializzato nella difesa dei consumatori, in particolare di quelli delle banche, ma non solo – perchè c’è l’evento eccezionale alla base di questo disastro. E allora gli enti pubblici potrebbero farsi forti di questo aspetto per non rifondere i danni causati dagli alberi di loro proprietà. Parlo di enti pubblici, ma voglio intendere le assicurazioni che i Comune hanno per tutta una serie di sinistri e di responsabilità civile».
Una materia complessa quella del risarcimento via assicurazioni. Tante sono già state chiamate, quelle che hanno nelle clausole il risarcimento danni rispetto anche ad eventi calamitosi.
In queste ore le assicurazioni sono sotto assedio. I clienti vogliono sapere se saranno rimborsati, ma soprattutto come e quando. Sergio Marrai, titolare del Tennis Italia, fra i più danneggiati a Forte è stato in qualche modo fortunati. «E’ già arrivato il titolare dell’assicurazioni, ma soprattutto è arrivato il perito per la valutazione dei danni».
In caso contrario, nel senso che i pereti sono pochi, cosa fare. «Documentare tutto, con foto, fin dai pini caduti per arrivare ai danni provocati alle case. Sia che si tratti di danni diretti del vento, sia che siano stati indotti dagli alberi o da altro materiale volato via».
Ancora una volta la parola è all’avvocato Polloni. Che vede tutto esaminabile ma caso per caso. Una materia sterminata, complicata. L’unica certezza c’è il rischio di catena infinita di contenziosi. Con la propria assicurazione o con quella del vicino.
Materia complicata perchè in molti hanno dovuto chiamare ditte, anche importanti, in situazioni di totale emergenza. Ovvero ad ore notturne, opere nei festivi. Fatture da migliaia di euro, magari solo per segare e rimuovere un pino stramazzato che non sarà facile far digerire al vicino.
Che talvolta non si trova, come è successo nelle prime ore dopo la tempesta. Il fatto che la Versilia sia il paradiso delle seconde case, rende tutto più complicato.
Una complicazione ulteriore avviene anche per le ville che sono in mano alle agenzie per essere affittate in estate. Molte hanno subito danni ingenti e rischiano di non essere agibili per l’estate che poi non è così lontano. «Situazione complicata, molto complicata racconta un agente immobiliare – perchè la conta dei danni la deve fare il proprietario dell’immobile. E poi far partire i lavori non sarà così semplice. Tantissime ditte sono impegnate ed in alcuni casi l’urgenza dei lavori fa naturalmente lievitare i costi dell’intervento».
Si era detto fin dalle prime ore dopo la tempesta: sarà una storia lunga chiudere coi danni del grecale. E qualcuno comincia già a pensare a segare i pini che hanno resistito, magari nel proprio giardino. Non vuole grane rispetto alla prossima, possibile, libecciata. Anche in questo, per evitare un ulteriore impoverimento nel nostro verde, bisognerà intervenire.
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