Il Tirreno

Versilia

Santa Croce in cerca della palla con crocifisso

di Donatella Francesconi
Santa Croce in cerca della palla con crocifisso

Era sulla punta del campanile che il vento ha gettato sul tetto della chiesa La prima stima indica duecentomila euro di lavori per riparare le strutture

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CAMAIORE. È bastata quella foto, all’alba di giovedì, per avere subito chiaro che l’uragano “Anton”, di tipo uno da centocinquanta chilometri l’ora, aveva sfregiato la Versilia. La copertura del campanile della chiesa di Santa Croce era volato via, tipo missile, e si era conficcato in un tetto vicino. Rimandando a tutto il mondo l’immagine della devastazione con la quale da lì in poi cittadini e amministratori hanno dovuto affrontare. «Vorrei farne un simbolo...»: sprazzi di conversazioni tra un’emergenza e l’altra con un sindaco di Camaiore esausto. «Vorrei lasciare la punta del campanile dove si è conficcata, mettendola in sicurezza, perché resti a memoria di questi giorni...». A memoria di un pezzo di storia violentato dall’uragano, che sembra un film catastrofistico made in Usa, ed invece siamo sulla via Francigena, in mezzo alla collina che guarda il mare.

La punta conficcata nel tetto in mattoni della chiesa, il campanile scoperchiato: questo è quello che si vede, che tutti hanno avuto sotto gli occhi. Ma sulla punta della copertura in rame c’era una palla, ancora in rame, con una croce: dov’è finita? A domandarselo sono stati in tanti, da giovedì, compreso Luca Santini, dipendente comunale che maneggia con cura la storia di Camaiore. «La “guglia” volata via si è conficcata nel tetto della chiesa - racconta Santini - ma senza forare la volta». La punta, insomma, si è fermata nel solaio, al quale non si accede se non dall’esterno ed in maniera rocambolesca.

Il vento - racconta don Damiano, il priore di Camaiore - ha come “stappato” il campanile «e successivamente il peso della palla l’ha fatto piombare sul tetto della chiesa». Per avere la conta del danno subito dalla chiesa servirà tempo. Dall’interno - racconta Luca Santini - «non si riesce a vedere niente. C’è solo un metro quadrato di intonaco che si è staccato, presumibilmente in corrispondenza al punto del solaio dove si conficcata la guglia». Martedì è fissato il primo incontro con i tecnici, perché il primo intervento da realizzare immediatamente è la rimozione della campane: «Dovrà essere utilizzato - continua don Damiano - un mezzo con un braccio molto lungo, perché si dovrà lavorare da via Oberdan, in quanto da via IV Novembre c’è l’ostacolo dei cavi dell’elettricità». Una volta rimosse le campane, «il campanile dovrà essere sottoposto ad un cerchiaggio, perché si è mosso un po’». La parrocchia si era già dotata di un preventivo, per il restauro del campanile, che si aggirava sui 150.000 euro: «Oggi, con il danno al tetto della chiesa - fa due conti il priore - credo che la spesa salirà intorno ai duecentomila euro». Sulle spalle dei parrocchiani, «con la speranza di poter accedere ad un finanziamento di qualche fondazione bancaria».

La storia. C’è il simbolo della tempesta e c’è la lunga vita di questa chiesa, tappa della via Francigena, costruita nel 1500, con il campanile che si aggiunge, poi, nel 1800 quando - ricorda Santini - «la moda del tempo costruiva in stile neogotico, tanto che quello della nostra Santa Croce ricorda un po’ il campanile di San Marco, a Venezia». Dagli anni Settanta la chiesa venne chiusa al culto per poi essere riaperta come sala musica nella tradizione di Francesco Gasparini, organista, compositore, maestro di musica. Il quale - partito proprio da Camaiore - nel 1701 fu nominato maestro di cappella all'Ospedale della Pietà a Venezia. E successivamente, a Roma, dal 1725 fino alla morte fu operativo come direttore della cappella di San Giovanni in Laterano. Camaiore conserva nei locali dell’archivio storico il “fondo” Gasparini, «meta - ricorda il sindaco Del Dotto - di numerosi studenti da tutta Italia».

Nel 2012 la sala, ristrutturata, fu inaugurata e riprese a pieno ritmo ad accogliere i coristi della “Cappella Francesco Gasparini”, i musicisti ed il pubblico di affezionati. Dedicata a don Angelo Bevilacqua che per cinquant’anni è stato maestro di musica.

Tornando alle origini, la chiesa di Santa Croce fu anche quella che vide operare, nel Cinquecento, la Compagnia del Volto Santo, una delle più importanti della zona. Che nel 1600 ebbe in dono, dall’Arcivescovo, una copia dell’immagine del Volto Santo lucchese, tra le più belle e le più visitate lungo il percorso della via Francigena. Opera che oggi è conservata al museo comunale.

In attesa dei lavori, restano l’immagine che si staglia contro il cielo, gli organi che per un po’ saranno costretti a tacere come le voci dei coristi che tengono viva la tradizione e la memoria del compositore e maestro camaiorese che si è fatto valere in tutta Italia e ricordare ancora oggi. Forse buttando un occhio da lassù a che quel vento-cavacampanile non provocasse tragedie alla sua Camaiore...

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