Finanza
Casa e impresa distrutte dal vento
Una doppia sciagura per la famiglia Biagi titolare di una segheria di marmo
QUERCETA. Anche il settore del lapideo è stato fortemente colpito dall'uragano che nella notte del 5 marzo ha devastato la Versilia: tante le ditte (tra le quali anche la famosa ditta Henreaux, oltre che alla segheria Paiotti lungo la via Aurelia e la ditta Landi in Pozzi) ad aver subito gravi danni dal maltempo.
Tra queste, anche la nota segheria Biagi, una delle più importanti della zona di Querceta: oltre a diverse lastre di marmo scagliate a terra dal vento forte che ha sferzato la piana quercetana, i danni maggiori li hanno riscontrati i capannoni e gli edifici amministrativi.
«I tetti di praticamente tutti gli edifici sono da rifare - racconta Nicolò Biagi, comproprietario della ditta - sono state sradicate addirittura le canale, dopodiché il vento ha divelto tegole e coperture di muratura e lamiera dei laboratori. Anche il cancello con pistoni elettrici che era all'entrata della segheria è stato completamente distrutto. Calcolare i danni è stato davvero difficile all'inizio - spiega - anche perché la mia famiglia ha anche avuto la sfortuna di essere fortemente colpita anche per quel che riguarda la nostra abitazione a Vallecchia: della ventina di pini che avevamo in giardino ne sono rimasti in piedi soltanto sei o sette e quattro sono caduti sulla casa sfondando il tetto e la veranda. Per la ditta però penso che solo per il tetto si andrà a spendere almeno 40-50 mila euro, ma credo che una stima più realistica per tutti i danni sia sui 70 mila euro».
Doppiamente colpiti, la famiglia Biagi ha trovato comunque grande aiuto nella solidarietà del vicinato. «Più che l'aiuto delle istituzioni - racconta Nicolò - i nostri vicini, nonostante i loro problemi, si sono fatti avanti e ci hanno aiutato con ogni mezzo a mettere a posto i tronchi caduti e a cercare di normalizzare la situazione. I danni sono enormi, specialmente per quel che riguarda la casa: soltanto per rimettere in ordine il giardino ci vorrà almeno un mese. I primi due giorni la segheria è stata chiusa perché eravamo tutti a lavorare alla casa, ma ovviamente dobbiamo tornare aperti perché il lavoro non può essere lasciato in disparte».
Gabriele Buffoni
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