Gioco
Tempesta di vento: Forte dei Marmi senza i pini, come il mare senza sale
L’albero del russo crollato su villa Moratti, il re delle focacce ko, il paese spelacchiato. Il day after di un luogo simbolo che prospera di bellezza, quella sfregiata dal vento
I pini della Versilia non sono alberi. Sono una cattedrale verde, una sorta di abbazia di San Galgano: lunghi filari come fossero colonne e sopra il cielo. Senza i loro pini, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Viareggio, sono una squallida periferia di mare. Senza le chiome dei pini trovate una piccola Ostia, una brutta Sanremo, una Rimini senza neppure le discoteche, le prostitute e la coca a gogò (vedi il povero Pantani).
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I pini della Versilia sono stramazzati a terra, a migliaia. A casa di Massimo Moratti non si entra. Il cancello e la strada sono chiusi da un grosso pino, precipitato dalla villa davanti. Che è di un russo, tale Rapoport. La borghesia milanese e i russi rampanti. Questa oggi è (era) Forte dei Marmi. Mai visto un sindaco così abbattuto. Umberto Buratti che è l’immagine della sua città. Alto, bel cinquantenne, un gran sorriso, sempre in blu con pochette nel taschino. Bello come i bagnini di Forte (il simbolo è Renato Salvatori, povero e bello al tempo stesso). Buratti era abbattuto, come i meravigliosi pini della Versilia. Ma i versiliesi non lo sono del tutto. Ieri mattina alle 7 Forte era già tutto un cantiere. Centinaia di furgoni ai bordi della ville. Giardinieri (venuti da mezza Toscana), muratori, elettricisti. Nella notte sono arrivate anche le gru del porto di Viareggio per sollevare i pini stramazzati che non si potevano segare. Interventi dei privati da migliaia di euro. Non ci sono morti a Forte e allora il realismo ci dice che alla fine l’uragano sarà per qualcuno un affare. Anche per gli avvocati. Non c’è pino abbattuto che non sia finito nella villa del vicino. Figuriamoci la lite per i danni. Si temono decine di contenziosi civili. Anche se al momento si punta soprattutto a ricostruire e riparare.
PRIMA E DOPO: la pineta di viale Apua a Marina di Pietrasanta
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Già nella mattina di venerdì 6 era complicato trovare una ditta che aiutasse quantomeno a sgomberare una tettoia buttata giù dal vento. Forte spelacchiata non piace a nessuno. Perché molto si è costruito nel decennio d’oro del mattone, dal 1999 al 2008. Ma i pini, le tamerici, i grandi platani, le palme nascondono con sapienza qualche casa di troppo, qualche cemento poco preseentabile. Non tutti sono come il clan Moratti che possiede villa Santa Maria, l’ultima fattoria leopoldina con ettari di campo intorno. Poteva costruire ancora, non l’ha fatto. O come Andrea Bocelli che ha ristrutturato un hotel sul lungomare per viverci, registrarci, riposarsi dopo ogni tournèe. Salve anche le ville di Buffon e Mina, di Giorgio Armani ed Ermanno Scervino. Ma Forte e la Versilia non sono solo terre di vip. E allora, come scrive lo scrittore Marco Buticchi sul Sole, chi ha un ricordo della Versilia oggi soffre. La Pioggia nel pineto l’abbiamo studiata tutti a scuola. Una delle liriche italiane più belle dai tempi di Dante. E pochi sanno che la Versilia è un’invenzione, letteraria e anche turistica, dello stesso D’Annunzio. In Alcyone c’è una poesia intitolata Versilia. Ed è paradossale che la mitica Alcyone – a Forte c’erano pensioni e bagni con questo nome – sia la figlia di Eolo, il dio dei venti.
Sergio Marrai, titolare del tennis Italia, guarda i tendoni quasi distrutti. Ha passato la notte fra il 4 ed il 5 marzo temendo il peggio. Ma ha già chiamato le ditte per riparare e stasera sarà l’anfitrione di una cena di beneficenza a favore dell’Aias di Massa. Da Marrai vanno a giocare Galliani e Preziosi, Bertelli (Prada) e tutta la famiglia Bocelli.
Anche Orlando ha un pino sul tetto e tanti danni. E’ il re delle famose focaccine (mitiche quelle prosciutto, pisellini e crema) e delle crostate di frutta, ma è pronto riaprire quanto prima.
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Qualcuno già ieri era in tuta e walkman nelle strade di Roma Imperiale per correre e smaltire quei grassi che poi alla fine le donne di Forte non hanno. La vita continua, ma Forte ha bisogno di altro, almeno ora. Non ci si rende conto cosa siano questi pochi chilometri quadrati di costa. Con la crisi di Viareggio è rimasta il motore della Versilia. Solo dalla vicina Massa sono migliaia le persone che vanno a lavorare in boutique, ristoranti, hotel, case di cure. Cosa significa avere una casa in Versilia lo si scopre da un dato. Nel 2008 nella sola Viareggio furono vendute _ dati ufficiali dell’Agenzia del Territorio _oltre 700 case e appartamenti. Un giro d’affari da 200 milioni di euro. I pini, il mare, lo shopping sfrenato, le discoteche, il pesce fresco (e anche il congelato), servono a sostenere questa industria del mattone. E allora anche i pini, il simbolo della Versilia, sono come la catena di montaggio della Piaggio: fanno economia, danno lavoro. Non c’è turismo balneare senza cemento e seconde case. Ma per venderle a 10mila euro al metro quadro serve anche tanto verde. «La tempesta non ha buttato solo giù dei pini – precisa Buratti – ma danneggiato hotel, ristoranti, case e ville che in estate vengono affittate. Siamo un’industria che ha un fatturato e che dà immagine alla Toscana e all’Italia». Risposta neanche tanto indiretta al governatore Rossi, critico con la stampa che ha sparso lacrime sui cipressi di Carducci ed i pini di Moratti, ma non sui vivai di Pistoia, a terra per il vento.
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Nel 2014 Forte dei Marmi ha festeggiato il secolo di vita come Comune autonomo. Sono venuti l’ex regina del Belgio, la dolce Paola nata a Forte e Sophia Loren, ospite di Bocelli. Una mostra ha raccontato i pini dipinti da Carlo Carrà, il grande poeta che ha vissuto molti anni in Versilia. Celebre il «Pino sul mare». Talmente importanti quei pini lungo il fosso Fiumetto che sono vincolati dalle Belle Arti come paesaggio artistico.
Dopo le feste del centenario, il disastro che apre il 2015. «Ho ricevuto tante telefonate e messaggi dai nostri ospiti. Anche dai più famosi. Per molti Forte non è la seconda casa, ma è il luogo del cuore e di grandi ricordi».
Chissà cosa ne pensa Edoardo Nesi, lo scrittore pratese che ha raccontato come Forte «ti rivenda a caro prezzo i tuoi ricordi». E Fabio Genovesi? Enfant du pays, autore del bestseller «Morte dei Marmi» sulla calata dei russi. A proposito che si dice a Mosca, sindaco?
«Ho avuto messaggi anche da nostri ospiti russi. Volevano sapere qual era la situazione».
Si parla di russi, di ville miliardarie, di ristoranti che rifiutano un tavolo ad Abramovich. Ma questo paese di pochi km quadri è altro. Come scrisse 30 e più anni fa Michele Serra: «Forte dei Marmi dovrebbe essere vincolata e conservata così com’è: il monumento della borghesia italiana in vacanza». Forse più milanese che italiana, ma la sostanza non cambia.Il paese delle tende sul mare e delle gita in bici, delle focaccine da Valè e dell’aperitivo in Capannina. Degli spaghetti alle arselle ma anche degli scontrini da 50mila euro da Gucci. «Ma ci sono anche tante case dei fortermarmini ad essere danneggiate. E poi le scuole, da controllare» ricorda Buratti. Insomma non è solo il Paese dei balocchi per russi, come intitolò il New York Times recentemente.
Ecco i russi. Forte spera che Renzi rompa l’assedio che gli Usa – per ragioni loro di potenza – hanno stretto intorno a Putin. Quello stesso premier italiano fu ospite lo scorso Ferragosto in un hotel, il Villa Roma Imperiale, rimasto danneggiato dai pini caduti.
Forte si divide già sui pini. Quelli marittimi – ma ce ne sono sempre meno – hanno resistito. Il pino domestico no. E un problema di radici, di chiome, di manutenzione, nel paese che ha vietato la rasatura dei giardini nei pomeriggi i cui in villa ci si riposa.
Romano Battaglia, mitico inventore del Caffè della Versiliana, gli alberi li abbracciava per compenetrarsi nella natura. Quei pini che la Versilia, per la precisione Viareggio, ha piantato per prima in Europa fra il 1735 ed il 1748. La Repubblica aristocratica di Lucca fece tagliare la vecchia selva fra Viareggio e Torre del Lago (44mila e 500 alberi fra tigli e platani, lecci e querce) per ripiantare solo i pini, ritenuti più salubri (c’era la malaria da combattere). Solo dopo, a radicare i pini sul territorio è arrivata la Maremma e anche la Costa Azzurra. Pini a gogò fra Capalbio e St Tropez. Per questo antico primato, Emilio Petrini Mansi marchese della Fontanazza, famiglia patrizia lucchese, si è dichiarato pronto a dare una mano a Forte dei Marmi. E con lui il principe Boncompagni Ludovisi, patriziato nero romano con vari pontefici nell’albero genealogico. Gente, come Guglielmo Marconi Giovanelli nipote dell’inventore della radio, che da decenni frequenta la Capannina. Stasera sarà aperta per la festa della donna. Senza se e senza ma. Aperta. Il simbolo (fu inaugurata nel 1929, e riaperta dopo un incendio che la distrusse) dell’eternità di Forte dei Marmi. Si ballerà: solo la guerra la fece chiudere.
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