La manifestazione
Testimoni eccellenti contro Moretti al processo sulla strage
Mercoledì prossimo Della Valle e Montezemolo in aula e intanto la Procura accelera sulla durata del dibattimento
VIAREGGIO. Diego Dalla Valle, Luca Cordero di Montezemolo e Giuseppe Sciarrone: la storia di Ntv e del suo rapporto con Ferrovie sfilerà nell’aula del Polo fieristico di Lucca mercoledì prossimo. Sono i pm della Procura di Lucca Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino ad avere indicato i tre come testimoni. Il tema è quello del potere di Mauro Moretti, amministratore delegato della soldi Ferrovie dello Stato all’epoca del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio, una strage da trentadue vittime. La tesi dell’accusa è che Moretti sia stato l’uomo che lungo i binari d’Italia tutto decideva. Con un potere immenso non solo al’interno del Gruppo e delle sue società (Rfi e Trenitalia) ma anche negli ambienti politici e di governo. Almeno stando ai verbali redatti dalla polizia giudiziaria e che hanno portato alla composizione delle liste testi della Procura: «Mi ricordo che tra me e me - sono le parole di Dalla Valle - feci una valutazione personale di Moretti definendolo molto competitivo, arrogante e pronto a qualunque tipo di combattimento».
«Se vogliamo un’Italia davvero migliore dobbiamo fare in modo che persone come Mauro Moretti vadano a casa...»: così ha dichiarato Diego Della Valle comparso - in qualità di consigliere e socio di Ntv (senza alcun ruolo operativo) - negli uffici della polizia giudiziaria del compartimento Polfer di Milano. Ad ascoltarlo l’ispettore superiore Angelo Laurino e l’assistente Paolo Cremonesi che hanno lavorato per tre anni alle indagini sul disastro ferroviario di Viareggio datato 2009. È il 2010 e l’avventura di “Italo”, primo concorrente di peso al trasporto passeggeri su rotaia gestito da Trenitalia, muove i primissimi passi. Della Valle racconta di un pranzo con Moretti all’hotel “Hasler” di Roma: «Ho capito nell’arco della colazione che non esisteva nessun margine di possibili rapporti civili e costruttivi». Di lì in poi le cose non migliorano: in interviste televisive e sulla stampa, sottolinea Della Valle, «ho sempre sollevato grandi malumori su come Moretti gestiva le Ferrovie dello Stato, come fossero una cosa sua personale e non un bene appartenente al Paese. E come gestiva tutto in prima persona - passando attraverso le varie società sotto la sua Holding - per cercare di contrastarci e crearci problemi in tutti i modi». Della Valle si spinge fino a parlare di un «metodo Moretti, che è quello di tentare di intimorire chiunque lo attacchi». Un metodo che si avvale di «una rete di rapporti molto forte da lui alimentata e controllata».
È la storia che ha raccontato nella scorsa udienza Giuseppe Arena, patron di “Arenaways”, azienda che ha avuto vita breve; e lo stesso clima si è respirato ieri nella testimonianza di Giacomo Di Patrizi, presidente di Fercargo, associazione nata nel gennaio 2009 che riunisce imprese che non sono di Ferrovie ed operano nel trasporto merci. «Le abbiamo provate tutte da quando siamo nati», ha raccontato Di Patrizi: «Non siamo mai riusciti ad arrivare da nessuna parte. L'Europa ci ha dato maggiore disponibilità», con riferimento ai contenziosi intentati, in Italia senza riscontro.
Ma ieri, la vera “sorpresa”, l’hanno riservata i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. Che hanno rinunciato a decine di testimoni, ritenendo che i documenti agli atti siano sufficienti allo stato in cui è arrivato il dibattimento. Si è invece opposto l’avvocato Enrico Carboni (studio Maffei) all’acquisizione “secca” di cartelle mediche e perizie sanitarie relative alle parti lese che saranno ascoltate poiché il Tribunale ha rigettato la richiesta di rinuncia alle testimonianze.
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