Il dolore
Michela, Debora e Giulia: la Versilia dei motori è rosa
Le tre ragazze versiliesi protagoniste con la scuderia Kappaerre. Ecco le loro storie...
CAMAIORE. Si fa sempre più fatica a credere che certi sport siano per soli uomini. I tempi sono cambiati: grazie all’evoluzione della tecnologia e ad una concezione più progressista, tante donne si sono avvicinate a quelle discipline che in passato, associate a gentil sesso, rappresentavano un vero e proprio taboo.
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Un muro che tre ragazze versiliesi sono riuscite ad abbattere: alla ginnastica, alla danza o al volley hanno preferito il rally.
L’adrenalina che sale vertiginosamente quando scatta il semaforo verde della partenza, curve vissute tutte d’un fiato prima di premere nuovamente sull’acceleratore per dare gas.
Sono sensazioni forti che soltanto chi possiede coraggio riesce a provare (e godersi). Loro sono Michela Bertelloni, Debora Dini e Giulia Serafini: due di loro sono cresciute a Camaiore, l’altra la sua gioventù l’ha trascorsa a Lucca, prima di trasferirsi a Lido. Corrono tutte per la scuderia Kappaerre (il presidente è Daniele Francesconi). «Sin da bambine avevamo una passione per il rally – raccontano – e piano piano ci siamo avvicinate a questo mondo, entrando in contatto con chi gareggia abitualmente».
Dopo aver ottenuto la prima licenza, quella base, all’Aci di Lucca, hanno poi frequentato il corso per il rilascio della tessera che avrebbe permesso loro di gareggiare. «La teoria te la impari da sola - spiegano -, chiedi consigli, ti documenti leggendo su internet e sulle riviste specializzate e poi applichi in gara le tue conoscenze».
Questo, ovviamente, per il ruolo di navigatore. Per i profani, si tratta del secondo membro dell’equipaggio, quello che fornisce le istruzioni al pilota. «Comunichiamo attraverso un microfono inserito all’interno del casco, in pratica spieghiamo a chi guida le caratteristiche e le insidie della prossima curva che andremo ad affrontare».
Ad un certo punto, però, volevano di più. Fare da navigatrici non bastava più. Ed hanno cominciato a guidare. Detta così sembra semplice. Ed in effetti, lo è. «Basta possedere una macchina, o noleggiarla, e si può gareggiare, basta avere i soldi…».
Già, i soldi. Per Michela, Debora e Giulia il rally è una passione, non un lavoro. Quello già ce l’hanno. Salire su un’auto e gareggiare è un hobby a cui non possono e voglio rinunciare. «Non importa quanto spendiamo, ogni volta che abbiamo la possibilità, ci iscriviamo e partecipiamo a qualche corsa. E’ brutto dover dire no e poi rimpiangerlo. Una volta i piloti usufruivano di qualche rimborso, oggi la situazione è cambiata», precisano.
Brave, agguerrite. E donne. Loro, sempre più regola e sempre meno eccezione nel rally. «A qualcuno diamo fastidio perché riusciamo a stargli davanti in classifica… (ridono, ndr), ma in generale il clima attorno a noi è positivo, c’è una sana competizione, ma è difficile che altri piloti ci manchino di rispetto».
Michela, Debora e Giulia (è affiancata da Giulia De Paoli, di Genova) hanno sconfitto le resistenze dei genitori che, intimoriti e spaventati, preferivano per le loro figlie sport magari meno pericolosi. «Adesso capita pure che ci vengano a vedere - confessano – ma non sono del tutto tranquilli». Discorso diverso per amici e fidanzati. «Il mio sistema la auto con la quale gareggio - dice Giulia – avere un ragazzo con cui poter condividere una passione rende tutto più facile».
E la paura? “Quando guidi non pensi al peggio. E poi la percentuale di incidenti con gravi conseguenze è molto bassa, si rischia di più in bicicletta o con lo scooter», affermano con un sorriso dietro al quale si cela una ferma convinzione.
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