Kebabbaro fotografato con un kalashnikov, la Digos indaga
L'immagine che ritrae il giovane pakistano armato è stata postata su Facebook dove è iniziata una lunga serie di commenti e illazioni sui motivi per cui ha lasciato Pietrasanta e la Versilia
PIETRASANTA. Il ragazzo del kebab è tornato in Pakistan. Ma a Pietrasanta sui social network continuano a rimbalzare le sue foto con in mano un mitra. I commenti, appare chiaro, sono terribili. Fra lo spaventato ed il razzista.
Il ragazzo si chiama Bilal e ha lavorato per quasi due anni dal kebbabaro della piazza del Comune, poi è tornato nel «paese dei puri»: questo vuol dire Pakistan in lingua indi. Perché i pakistani sono indiani ma di religione musulmana. Questa venerazione per l’Islam ha inquietato non poco i frequentatori dei social che si sono trovati quella foto con lui che imbraccia un mitra.
A fare cosa In Pakistan? Il titolare del panini all’orientale spiega: «E’ tornato in Pakistan perchè la mamma non sta bene». Spiegazione logica.
La foto è apparsa su facebook un paio di settimane fa. Non sono giorni in cui i nostri apparati di sicurezza hanno grande voglia di scherzare. La vera novità è che Polizia e servizi segreti hanno aperto già da tempo una indagine su quella foto e naturalmente su Bilal. E hanno scoperto alcune cose. La prima, fondamentale, è quel mitra che il giovane indossa è vero. Niente arma giocattolo. Ma visto che il ragazzo è in Italia da un po’ di tempo si vuole capire dove è stata scattata quella posa. Non molto da guerrigliero jaidista, ma certo un po’ inquietante.
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Il suo datore di lavoro viaggia sul minimalismo. In un italiano con qualche inciampo (ma in realtà è in Italia da 12 anni) spiega: «Che non è un guerrigliero. E’ solo una posa come dite voi, da macho. Una foto che lui ha messo su Internet. Ha tanti amici, anche pietrasantini, che hanno ripreso quella foto. Tutto qui».
Il proprietario del Kebab, anche lui pakistano, ci conferma di essere stato convocato ed interrogato dalla Digos che fa capo al Commissariato di Forte. Che sta cercando riscontri alla storia della mamma malata, attraverso i servizi segreti del paese asiatico. Peraltro, come è noto, molto efficienti.Una indagine che ha un doppio scopo. Capire cosa fa Bilal in Asia, ma soprattutto avere tutte le carte in mano, ne caso tornasse a lavorare a Pietrasanta.
La notizia che la Polizia di Stato ha subito preso in mano la situazione rassicurerà i cittadini che si ponevano mille domande su quello scatto.
C’è anche una questione sull’arma. Anche se non ha il classico caricatore a mezzaluna, il mitra imbracciato è un Kalashnikov, l’arma più usata al mondo. Ma soprattutto quella maneggiata dai guerriglieri dell’Is, ma anche dai fratelli musulmani che hanno fatto la strage a CharlieHebdo.Un Kalasnikov di fabbricazione russa (quindi originale) che ha un caricatore circolare in grado di portare 131 proiettili. Insomma, anche per chi non è esperto, un’arma micidiale. Soprattutto perchè l’Ak 47 –questa la sigla dell’arma russa – non solo ha una notevole potenza di fuoco ma praticamente non si inceppa mai. Un’arma sicura, se così si può dire. Ma che non rende, invece, tranquilli i nostri apparati di sicurezza.
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