Il Tirreno

Versilia

Della Valle e Montezemolo testimoni al processo sulla strage di Viareggio

di Donatella Francesconi
Diego Delle Valle
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Diego Delle Valle

La storia di Ntv e dello scontro con Ferrovie nell'aula del Polo fieristico di Lucca l'11 marzo

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VIAREGGIO. Diego Dalla Valle, Luca Cordero di Montezemolo e Giuseppe Sciarrone: la storia di Ntv e del suo rapporto con Ferrovie sfilerà nell’aula del Polo fieristico di Lucca mercoledì 11 marzo. Sono i pm della Procura di Lucca Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino ad avere indicato i tre come testimoni. Il tema è quello del potere di Mauro Moretti, amministratore delegato della soldi Ferrovie dello Stato all’epoca del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio, una strage da trentadue vittime. La tesi dell’accusa è che Moretti sia stato l’uomo che lungo i binari d’Italia tutto decideva. Con un poter immenso non solo al’interno del Gruppo e delle sue società (Rfi e Trenitalia) ma anche negli ambienti politici e di governo. Almeno stando ai verbali redatti dalla polizia giudiziaria e che hanno portato alla composizione delle liste testi della Procura: «Mi ricordo che tra me e me - sono le parole di Dalla Valle - feci una valutazione personale di Moretti definendolo molto competitivo, arrogante e pronto a qualunque tipo di combattimento».

«Se vogliamo un’Italia davvero migliore dobbiamo fare in modo che persone come Mauro Moretti vadano a casa...»: così ha dichiarato parola di Diego Della Valle comparso - in qualità di consigliere e socio di Ntv (senza alcun ruolo operativo) - negli uffici della polizia giudiziaria del compartimento Polfer di Milano. Ad ascoltarlo l’ispettore superiore Angelo Laurino e l’assistente Paolo Cremonesi che hanno lavorato per tre anni alle indagini sul disastro ferroviario di Viareggio datato 2009. È il 2010 e l’avventura di “Italo”, primo concorrente di peso al trasporto passeggeri su rotaia gestito da Trenitalia, muove i primissimi passi. Della Valle racconta di un pranzo con Moretti all’hotel “Hasler” di Roma: «Ho capito nell’arco della colazione che non esisteva nessun margine di possibili rapporti civili e costruttivi». Di lì in poi le cose non migliorano: in interviste televisive e sulla stampa, sottolinea Della Valle, «ho sempre sollevato grandi malumori su come Moretti gestiva le Ferrovie dello Stato, come fossero una cosa sua personale e non un bene appartenente al Paese. E come gestiva tutto in prima persona - passando attraverso le varie società sotto la sua Holding - per cercare di contrastarci e crearci problemi in tutti i modi». Della Valle si spinge fino a parlare di un «metodo Moretti, che è quello di tentare di intimorire chiunque lo attacchi». Un metodo che si avvale di «una rete di rapporti molto forte da lui alimentata e controllata». Rapporti con la politica, i tanti fornitori, il mondo della pubblica amministrazione e della comunicazione. Ed un controllo talmente marcato sulle controllate che - continua Della Valle - «quando uno dice Ferrovie dello Stato pensa a Moretti». Uno che «con il suo network riesce a fare sempre quello che vuole nell’ambito di Fsi Spa e senza nessuno in grado di contrastarlo».

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