Italia
Tallio a Pietrasanta, Gaia sapeva dal 2013 dei valori fuori norma
In quell’anno le analisi avevano indicato un valore del metallo molto superiore al limite consentito alla sorgente di Molini di Sant’Anna: l’azienda le aveva sostanzialmente sottovalutate
PIETRASANTA. L’acqua di Valdicastello era contaminata dal tallio almeno dal 2013. E Gaia ne era a conoscenza. Una verità choc e clamorosa quella che emerge dalle analisi sulla sorgente Molini di S.Anna, effettuate proprio da Gaia nel 2013, come a dire ben un anno prima che l’emergenza fosse certificata da successivi campionamenti che poi portarono all’ordinanza sindacale di divieto d’uso dell’acqua a fini potabili e alimentari nella frazione, il 3 ottobre scorso.
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Un parametro sballato nella misura di 4, forse 5 volte o addirittura di più rispetto alla soglia raccomandata – 2 microgrammi per litro, ndr - quello evidenziato negli analisi in questione, ma che per motivi al momento sconosciuti sarebbe stato sottovalutato, o peggio ancora ignorato, da chi all’interno della società idrica era preposto a questo genere di verifiche.
Analisi che, di fatto, erano state sollecitate dai ricercatori dell’Università di Pisa, dipartimento Scienze della terra, che avevano evidenziato una presenza anomala di metalli pesanti nella zona, e soprattutto di tallio, nel fosso Baccatoio. Fatto di cui erano stati informati Regione e Comune. Da qui, come detto, l'esigenza, a scopo preventivo, di monitorare le sorgenti di zona e i conseguenti campionamenti di Gaia i cui esiti sarebbero stati inviati all’amministrazione comunale – come da richiesta del sindaco Domenico Lombardi il 25 novembre scorso - e ad Asl solamente in questi giorni.
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Con una postilla di cui è doveroso tenere conto e che apre ad ulteriori squarci inquietanti sulla vicenda: l’assessore all’ambiente Italo Viti, durante il consiglio comunale aperto sull’emergenza tallio di qualche mese fa, aveva detto che di queste analisi aveva chiesto conto a Gaia e che dalla società idrica lo avevano rassicurato, verbalmente però e non con l’invio della documentazione. «Controlli – disse Viti – che rilevarono l’assenza di tallio, come mi è stato riferito da Gaia».
Tutti, meno uno, si viene a sapere oggi: quello riguardante Molini di S.Anna. E ovviamente, a margine, restano inevase alcune domande: perché non è stato preso in considerazione quel valore fuori dall’ordinario? Perché ancora al Comune – e più esattamente a Viti – era stato detto che non era presente alcuna anomalia? Oltre a Gaia altri enti o soggetti erano a conoscenza dello sforamento? Punti di domanda a cui, ovviamente, proverà a dare una risposta la Procura che già ha aperto un’inchiesta anche alla luce degli esposti presentati dai Comitati. Così come non è dato sapere se la denuncia fatta sempre da Gaia nel dicembre scorso, contro un proprio dipendente, sia collegabile, o meno, alle analisi in oggetto.
Quello che è certo, ed è indubbiamente grave, è che se si fosse ufficialmente accertata la contaminazione da tallio già nel 2013, controlli, ordinanze di divieto e lavori sarebbero stati deliberati molto tempo prima. E soprattutto la comunità di Valdicastello non avrebbe bevuto acqua inquinata, avvelenata o come dir si voglia, per oltre un anno. Come minimo.
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