Il dolore
Trionfa l’orco e la ballerina È la prima volta di Breschi
Battuto “Il Grande freddo” di Lebigre e Roger. Terzo posto per “Bella Ciao” di Vannucci Fra i carri piccoli vince ancora Allegrucci, mentre Bertozzi si conferma fra le mascherate
VIAREGGIO. La prima volta di Massimo Breschi. Dopo tanti piazzamenti sul podio (o ai suoi piedi) è finalmente arrivato anche il giorno del suo primo trionfo. Un trionfo pieno, al di là dei punteggi che saranno resi noti nelle prossime ore, perché arrivato sull'onda di un consenso popolare e di critica quasi unanime. A fare ombra alla sua splendida ballerina che danza fra le dita di una maschera malvagia ci ha provato la coppia Lebigre & Roger con i suoi potenti del pianeta a scaldarsi intorno ad una Terra in fiamme. Un carro che specie nelle prime settimane di Carnevale è sembrato poter insidiare il primo posto a Breschi. Ma con il passare delle domeniche la vittoria è sembrata sempre più certa. E nelle previsioni della vigilia è semmai cresciuta l'Italia danzante di Roberto Vannucci, ma la sua rimonta si è fermata sull’ultimo gradino del podio. Ieri sera, poi, Breschi ha ulteriormente legittimato la vittoria finale durante la sfilata in notturna, mettendo in gioco un impianto luci (già intravisto, per la verità, nelle appendici post tramonto dei primi corsi) su cui nessun altro costruttore ha investito con altrettanta convinzione. E con altrettanti mezzi.
Alle spalle del trio si è piazzata la Merkel dei fratelli Cinquini, seguita dal quinto posto (un po’ a sorpresa, ma non troppo) dello scheletro di Carlo Lombardi. Ha invece il sapore di una caduta degli Dei l’ottavo posto di Alessandro Avanzini, trionfatore di molte delle ultime edizioni, ma la sua Tartaruga non ha convinto fin da subito. Non sorprende neppure l’ultimo posto di Fabrizio Galli, esponente di un’altra grande dinastia del Carnevale.
Allegrucci superstar. In seconda categoria, anche quest'anno, non c'è stata partita. La vittoria è andata a Jacopo Allegrucci che ha conquista pubblico e giurie con il suo "E il dolce è servito...", piccolo capolavoro che deve essere d'esempio anche per molti suoi colleghi "di prima fascia". Allegrucci - ma ad onor del vero anche Edoardo Ceragioli (secondo) e Luciano Tomei (terzo) - ha realizzato un carro vero. Non un mascherone unico, magari ben fatto e di grande effetto ma senza una scenografia o una quinta scenica, senza personaggi di contorno, senza una cura dei dettagli e dei movimenti che fanno di un modellino riprodotto in grande scala un vero carro del Carnevale di Viareggio (e mai come quest'anno, in prima categoria, abbiamo visto ripetere questo comodo cliché). Allegrucci, alla sua terza vittoria consecutiva in categoria, ha invece concepito un carro fatto di tanti personaggi tutti diversi fra loro, di movimenti curati e spettacolari, e aggiungendo fra gli ingredienti anche una buona dose di satira che fa della torta nuziale da cui spunta un coccodrillo un eccellente carro.
Alle spalle del vincitore - e anche questa non è più una novità - si è piazzato Edoardo Ceragioli, autore di un carro che gioca sapientemente con i colori ma che forse alla fine è risultato troppo macchinoso per insidiare davvero la prima posizione di Jacopo Allegrucci.
Giurie esterne o autoctone? La scelta fatta quest'anno dalla Fondazione Carnevale è stata netta. Nessuno dei cinquanta giurati selezionati da Palazzo delle Muse aveva legami stretti con Viareggio e con il suo Carnevale. A stilare le classifiche che poi, composte, hanno partorito il verdetto finale letto ieri sera sui viali a mare sono stati chiamati personaggi (giornalisti, musicisti, artisti, critici, ecc.) spesso lontani anni luce dagli ambienti viareggini. Una scelta diametralmente opposta a quella dello scorso anno, quando invece a dare i voti a carri e mascherate furono chiamati giurati profondamente legati alla città (e spesso al Carnevale). Con questa scelta ne ha sicuramente guadagnato la neutralità dei giudizi, visto che chi ha compilato le schede non ha votato il carrista bensì l'opera che ha portato in concorso. Di contro, però, un occhio esterno al Carnevale - e che in molti casi vede un carro in movimento dal vivo per la prima volta - non può conoscere e valutare nel corso di una sola sfilata tutto ciò che va considerato al momento di stilare una valutazione: dall'originalità di un'opera ai tanti trucchi che spesso si nascondono dietro alla realizzazione di un carro. Premesso che non esiste una giuria perfetta e che qualcuno sarà sempre e comunque scontento, vale però la pena chiedersi se non sia il caso di trovare un giusto (o comunque migliore) equilibrio fra imparzialità e esperienza.
E ora promozioni e retrocessioni. Su una cosa, invece, serve assolutamente una svolta. Se ci sarà il Carnevale di Viareggio anche nel 2016 (ipotesi al momento nient'affatto certa), bisognerà rimettere mano alla mobilità fra le categorie. Da troppi anni il meccanismo dell'avanzamento e retrocessione è bloccato per interessi che non hanno alcuna giustificazione se non quella di mantenere uno "status quo" che fa comodo a pochi e spesso ai meno meritevoli. Non è più pensabile - tanto per fare qualche esempio concreto - che giovani promettenti come Jacopo Allegrucci in seconda categoria o Luca Bertozzi fra i mascheratisti in gruppo (ancora una vittoria per lui) continuino a restare confinati in categorie che ormai stanno loro più che strette. Perché così non si premia il merito, perché così si fa morire l'entusiasmo di chi ha voglia di fare, perché così si penalizzano dei giovani capaci che non possono restare in panchina a vita. Se c'è un primo impegno solenne che va chiesto a chi sarà chiamato a scrivere il nuovo bando - sia questi l'attuale commissario o il futuro presidente della Fondazione - non può che essere questo.
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