Il Tirreno

Versilia

Dentro il buco milionario della Viareggio Porto

di Donatella Francesconi
Dentro il buco milionario della Viareggio Porto

Il liquidatore Arabella Ventura lascia: «Indebitamento che stona rispetto ai ricavi» La relazione su tutte le irregolarità riscontrate sarà inviata alla Procura

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VIAREGGIO. Arabella Ventura, liquidatore della Viareggio Porto lascia l’incarico affidatole a fine 2014 dal commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo. Che ha già nominato il successore nella persona di Eduardo Falzone. Arrivata per liquidare la società pubblica, Ventura si è trovata tra le mani pontili pignorati, un’istanza di fallimento, un’ordinanza della Capitaneria per il ripristino della sicurezza dell’approdo alla Madonnina. Insomma, dalle Terme di Casciana ai tramonti viareggini peggio di così non poteva andare. Su un terreno come quello della portualità cittadina che - sottolinea Romeo - «è l’unica possibilità di sviluppo per Viareggio».

C’è la Darsena con la sua crisi e le sue speranze di rinascita, ed i mezzo ci sono gli approdi: quelli “fai da te” sui quali per troppo tempo si sono chiusi gli occhi; e quelli della Viareggio porto che appena sette anni fa si candidava a diventare autorità di governo del porto ed oggi, invece, fallisce con tutti i suoi sogni di gloria. La domanda delle domande è quella che formulano Romeo e Ventura: «Come mai una società che incassa un milione e duecentomila euro anticipati ogni inizio anno, a fronte di queste entrate certe si ritrova oggi con quattro milioni e mezzo di debito? È un grosso punto interrogativo».

A spiegare come si è arrivati ad oggi prova a rispondere la stessa Ventura: «Il debito rappresenta un accantonamento continuo di indebitamento dovuto ad iniziative di investimento che negli anni hanno creato un debito sempre più grande». Un indebitamento, aggiunge Ventura, «che stona rispetto ai ricavi» e che in parte è dovuto «ad investimenti trasversali per progetti ambiziosi come l’approdo di Torre del Lago e la struttura per la scuola della nautica che doveva sorgere al Collegio Colombo. Progetti che hanno dato rendimenti risibili».

Due milioni dei quattro e mezzo sono la cifra che la Viareggio porto deve al Comune, in parte per l’Ici sugli specchi acquei (la società ha perso il contenzioso) e in parte, per ottocentomila euro, relativi ad un mutuo che l’Ente pubblico ha acceso per la Viareggio Porto, sempre per supportare lo sviluppo di investimenti strutturali. Un milione - spiega Ventura - è la cifra per la quale la società è esposta con le banche.

Alla domanda se - come si dice - vi sia stata sopravvalutazione dei beni in bilancio, Ventura risponde: «Per quanto riguarda il Triangolino ho trovato la capitalizzazione di costi che forse nascerebbero come costi di esercizio. Per esempio la concessione demaniale e gli interessi passivi relativi». Tri«ngolino per il quale si continuato a pagare la concessione, sia pur con lo sconto, senza poter muovere un sasso: «Mi pare davvero anomalo - continua Arabella Ventura - pagare una concessione sulla quale non si possono fare i lavori...». E viene da chiedersi, allora, a cosa servisse davvero tenere fermo il Triangolino, “sottovuoto” in attesa di chi e di cosa.

Acciaccata e con molta strada battuta, oggi la Viareggio Porto è in cerca di una nuova verginità: «Agli imprenditori - è il messaggio di Romeo - dico venite ad investire a Viareggio. Certo, posso garantire solo per me di qui a maggio. Ma il mio scopo è di avere una società ripulita quantomeno dalle irregolarità che si sono». Visto che per le illegalità riscontrate, l’impegno del commissario prefettizio è a mandare una relazione alla Procura.

Detto ciò, «se restassi commissario quello che mi premerebbe di più è salvare le concessioni. Perché se finiscono nella procedura fallimentare si perdono». Per questo c’è un tavolo di lavoro in Regione, che punta alla continuità aziendale anche in presenza del curatore fallimentare. Tavolo al quale partecipa l’Autorità portuale che governa il porto oggi. E che è chiamata ad assicurare che l’esito del fallimento della Viareggio porto non abbia trattamenti diversi da quelli di qualsiasi altra impresa in concessione demaniale che subisca la stessa sorte. Ma questo tasto, ogni volta che viene toccato, appare sempre molto delicato...

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