La manifestazione
Project financing da venti milioni
È lo scenario ipotizzato per il dopo fallimento, quando le concessioni saranno messe a gara con le nuove regole
VIAREGGIO. «Informatevi bene: sulla Viareggio Porto si sta cercando una soluzione, tra Comune, Regione e Autorità portuale...»: così una voce dalla politica cittadina al cronista. È la solita Viareggio, è il primo pensiero: sembra che tutti crolli, sembra che la politica si faccia con i coltelli affilati, sembra...Perché, poi, sottotraccia - là dove solo l’udito allenato può arrivare a sentire - si lavora alacremente, “impastando” i mille interessi di chi in città può permettersi ancora operazioni a molti zeri.
Il confronto con l’Autorità portuale regionale è realtà. Lo conferma il segretario Fabrizio Morelli: «È una questione che stiamo definendo. In ogni caso, per norma il curatore fallimentare può inserire le concessioni nella massa fallimentare». Lo “step” successivo è «il passaggio ad un altro concessionario. Ma stiamo valutando», aggiunge Morelli. Perché le concessioni della Viareggio porto - nel quadro in definizione secondo le parole di Morelli - non possono seguire un iter diverso da quelle di un qualsiasi altro concessionario.
Intanto, però - lo sottolinea Morelli, ma è un coro collettivo - «c’è il problema di garantire la continuità aziendale». Problema che può essere superato attraverso l’autorizzazione al curatore fallimentare per l’esercizio provvisorio della società. Una gestione temporanea che - sono i tempi che indica Giuseppe Dati, avvocato esperto di imprese e segretario della Federazione versiliese del Partito democratico - «non dura di solito meno di un anno».
Elemento temporale indicatore del fatto che se il fallimento lo porta in dote la gestione del commissario prefettizio post dissesto, quello che seguirà alla decisione del Tribunale sarà materia della politica e di chi governerà le sciagure della città. L’esito da evitare - sottolinea Dati - «è che qualche furbone si prenda per due lire la Viareggio porto...». Evitare che qualcuno si “infili” nel disastro ed arrivare, invece, al bando di gara per le concessioni, unico vero bene della Viareggio porto. Ma, quando sarà questo momento, difficilmente sarà il Comune in dissesto ad aggiudicarsi da solo concessioni per le quali è necessario avere progetti e finanziamenti con i quali farli diventare realtà.
Ed allora - è quello che si raccoglie tra politica e banchine - perché non “blindare” l’operazione post fallimento, con un intervento di project-financing (pubblico e privato insieme) da venti milioni o anche più che si aggiudichi le concessioni e le strutture di approdo con la precisa finalità di ormeggiare le barche grandi, come si dice. Superando così la destinazione a piccolo diporto e vela che oggi hanno Madonnina e banchine nelle darsene. Uno scenario che supererebbe tutta una serie di ostacoli che rallenterebbero qualsiasi operazione, compreso quello di un Ente pubblico che avrebbe dovuto rifare la gara di vendita delle quote nel 2009 ed invece ha preferito osservare la società diretta verso il fallimento senza metterci mano. Ma anche un’ipotesi che rimanda quanto scritto dal “Tirreno” qualche giorno fa: cantieri della grande nautico pronti a gestire gli approdi di qua dal Molo se di là partono le ruspe per costruire il nuovo porto a Ponente.
Resta da capire come il Comune intende rispettare la transazione chiusa dall’amministrazione Betti con l’ex socio privato Ferragamo. Transazione che comprende l’impegno a bandire la nuova gara «quanto prima» per poter saldare il maxi debito da dieci milioni. Nello scenario che si va delineando, come si intende saldare il dovuto? Considerando che la restituzione del denaro non è legata ai bilanci del Comune, ma alla vendita delle azioni della società oggi interamente pubblica. Siamo davvero sicuri che la pazienza di Ferragamo con Viareggio sia infinita?
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