Sicurezza
Quella bozza non ufficiale che i periti usarono in aula
VIAREGGIO. Non lo sa e lo ripete quasi rispondendo ad ogni domanda. E comunque sono passati quattro anni, e comunque dovrebbe rivedere le mail. E comunque...la sua testimonianza non convince. Punto....
VIAREGGIO. Non lo sa e lo ripete quasi rispondendo ad ogni domanda. E comunque sono passati quattro anni, e comunque dovrebbe rivedere le mail. E comunque...la sua testimonianza non convince. Punto. Protagonista del pomeriggio di ieri al Polo fieristico di Lucca davanti al Collegio del presidente Gerardo Boragine (con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) è stato Gabriele Rossetti, uno dei tecnici del Csi di Bollate. Dove si svolse un pezzo di incidente probatorio, quello relativo all’esame delle vernici che ricoprivano l’assile che si è fratturato dando origine al deragliamento del treno carico di Gpl, la notte del 29 giugno 2009. Esame che ha dato - allo stato degli atti - un doppio risultato: un report firmato dai tecnici (Rossetti ed il collega Roberto Taffurelli, suo superiore) e consegnato alla Polfer perché lo portasse ai periti dei Gip (Dario Vangi e Riccardo Licciardello); ed uno non firmato. Nel primo gli strati di vernice sono due, nel secondo uno. Il primo non è entrato negli atti dei periti del Gip Simone Silvestri, il secondo sì. Con tanto di riferimento nell’aula dell’incidente probatorio del novembre 2011. Secondo quanto dichiarato in aula da Rossetti «uno è firmato e l’altro no, uno è quello ufficiale e l'altro no, io la bozza non la guardo, guardo quella ufficiale dove ho scritto due strati di vernice perché al momento ho visto due strati ed è anche dichiarato dalle prove che ho fatto. Per me fa fede "al di sotto due strati di vernice", per me questo è quello vero».
Ed allora - chiedono gli avvocati delle parti civili (Maurizio Dalla Casa, Gabriele Dalle Luche, Tiziano Nicoletti) - prima consegnare (fanno fede le date) il lavoro firmato e dunque ufficiale e poi inviare per mail la bozza ai periti del Gip? «Perché - chiede Dalla Casa, legale dell’associazione “Il mondo che Vorrei” e del Comitato Matteo Valenti - la bozza inviata successivamente? È una sua iniziativa? Gliel'ha chiesto qualcuno?». Ed ecco che la memoria di Rossetti vacilla, ma non fino in fondo: «Non lo so, sono passati cinque anni, magari mi è stato chiesto da chi mi ha commissionato il lavoro... Ma senza firma non ha nessun valore...». A commissionare il lavoro sono stati i periti del Gip che nel corso dell’incidente probatorio parleranno di un solo strato di vernice, come scritto nella bozza inviata dai tecnici del Csi, modificata rispetto all’unico documento ufficiale, quello firmato, consegnato alla Polfer come più volte ribadito dallo stesso Rossetti in aula.
Quando, poco dopo le domande di Dalla Casa, Rossetti deve rispondere a Dalle Luche che chiede «la modifica al punto 10 fu sollecitata da qualcuno? E se sì da chi?», Rossetti piomba di nuovo nel «non ricordo».
Su tutti questi aspetti Rossetti è stato sentito dalla polizia giudiziaria a sommarie informazioni. E la Procura ha aperto un procedimento che non ha trovato nel Gip l’assenso ad ulteriori indagini anche con ricorso alle intercettazioni. Il procedimento è stato archiviato: ma le riposte di Rossetti in aula ripropongono la domande delle domande. E cioè, perché due periti di un Gip inseriscono negli atti dell’ incidente probatorio un documento non firmato, che oggi viene ribadito a gran voce essere solo una bozza senza valore, e ne usano il contenuto in aula nel corso delle udienze? Indagare per trovare una risposta è più che doveroso. (d.f.)
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