Il Tirreno

Versilia

Processo strage: «Ecco come hanno bloccato i miei treni»

di Donatella Francesconi
Processo strage: «Ecco come hanno bloccato i miei treni»

In aula testimonia Giuseppe Arena, ex patron di Arenaways «Stato e Ferrovie mi hanno fatto chiudere e fallire»

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VIAREGGIO. «L’insieme dei comportamenti apparivano costituire un’unica strategia volta ad ostacolare se non impedire l’ingresso del nuovo operatore Arenaways nel mercato nazionale dei servizi di trasporto ferroviario»: i comportamenti sono quelli di Fs e delle sue imprese, le parole sono dell’Autorità per la concorrenza del mercato che ha dato accolto il ricorso di Giuseppe Arena, uomo testardo che per qualche anno si è ostinato a non far “giocare” con i trenini solo Mauro Moretti, all’epoca amministratore delegato di Ferrovie. Ieri pomeriggio Giuseppe Arena era nell’aula del Polo fieristico di Lucca, testimone della Procura nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, trentadue vittime moltiplicate per la scia di lutti che ciascuna di loro si è lasciato dietro.

Alle 15,15 Arena inizia a raccontare, davanti ai giudici del Collegio il calvario vissuto quando ha deciso di sommare alle due imprese per il trasporto merci già operanti, quella destinata al trasporto passeggeri. «In due anni ho avuto le autorizzazioni. Ero il primo operatore passeggeri entrato sul mercato mentre il governo “liberista”, per dirla con una battuta allora in carica, approvava la legge 99/2009 "Disposizioni sullo sviluppo delle imprese"». Di tutte le imprese - sarebbe stato meglio scrivere - tranne quelle lungo i binari ferroviari. Perché come in un brutto gioco di prestigio in quella legge entra l’articolo 59 che è ancora in vigore e che introduce «limitazione per l'esercizio del trasporto ferroviario nazionale». Un articolo - Arena non ha esitazioni a dirlo esplicitamente - «nato in corso d'opera...». Così che Arenaways «dopo aver fatto gli investimenti ed essere arrivati alla fase di inizio dell'attività» si ritrova a dover passare un “esame” non previsto. Perché nel frattempo era stato creato l’Ufficio regolazione servizi ferroviari (presso il ministero dei trasporti), il quale aveva potere di vita e di morte su quegli operatori ferroviari per i quali si valutasse che l’attività proposta «potesse rompere l’equilibrio dell’operatore che ha un contratto di servizio ed è già attivo». Giuseppe Arena spiega cosa gli è accaduto, ed ascoltarlo mentre il Governo centrale invoca le liberalizzazioni e Moretti (oggi Finmeccanica) vende la Breda, catapulta in una commedia dell’assurdo. «L’ufficio in questione - racconta l’imprenditore - può portare limitazioni per evitare la rottura equilibrio. Come? Per esempio con il sistema del no fermate intermedie». E chi può richiedere l’intervento dell’ufficio “censore”? «Il ministero, Rfi, le Regioni, l'operatore che opera sulla stessa linea e che ha il contratto di servizio (in questo caso Trenitalia)». Quando un concorrente chiede le tracce - continua le testimonianza - «l’ufficio apre la procedura e ti dice sì puoi operare oppure puoi operare con limitazioni. Io toccavo Piemonte e Lombardia e hanno detto che davo fastidio al sistema». Nel caso di Arenaways e del servizio proposta tra Milano e Torino «è stata Rfi l'entità che ha chiesto l'intervento. Poi l'ufficio ha sentito le Regioni...». E le Regioni si sono allineate all tesi della rottura dell’equilibrio: «Il mio piano economico - così ricorda Giuseppe Arena - comprendeva tutte le province piemontesi, offrendo un prodotto alternativo a Trenitalia, senza cambiare, da Milano a Torino, ma facendo le fermate previste...Se faccio Milano-Torino e basta non porto niente a casa...». Ed è arrivato il fallimento. Anche perché l’Agenzia per la vigilanza sulla concorrenza del mercato «ci ha messo un anno e mezzo a decidere sul ricorso...».

Arenaways tra Liguria e Toscana aveva anche il “treno del mare” : finì - sottolinea Arena - con Mauro Moretti che attaccò sulla stampa l’assessore regionale della Liguria «perché aveva rilasciato liberatoria per la circolazione di questo treno».

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