Il Tirreno

Versilia

Nasce il Manifesto dei Cinquanta: «Questo Carnevale non ci piace»

di Claudio Vecoli

L’idea lanciata da un folto gruppo di intellettuali e personaggi legati alla città Fra le proposte un’ottica della festa meno legata ai bilanci e un recupero delle tradizioni

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VIAREGGIO. C’è chi lo ha già ribattezzato il Manifesto dei Cinquanta. Perché una cinquantina sono le firme (molte anche autorevoli e illustri) che l’appello ha già raccolto. «Ma si tratta soltanto di un primo elenco di nomi ai quali ci auguriamo se ne aggiungano anche molti altri», ci tengono a sottolineare i promotori dell’iniziativa. Al di là dei numeri, però, conta la sostanza. Ovvero che in tanti hanno preso carta e penna ed hanno voluto tirar giù un vero e proprio programma per il Carnevale del futuro. E il titolo scelto per questo manifesto («Riprendiamoci il Carnevale di Viareggio») parla da solo. E invita la città a pensare fin da subito a come riprogettare la manifestazione più importante della città.

Un sasso nello stagno. Certo, le imminenti scadenze elettorali di maggio - quando si eleggerà il nuovo sindaco della città - non sono probabilmente estranee a questa discesa in campo. E qualcuno dei cinquanta firmatari lo rivedremo con ogni probabilità candidato in qualche lista. Al di là di queste dinamiche, però, c’è di positivo che un sasso è stato gettato nello stagno del futuro del Carnevale. E che forse si aprirà un dibattito - già in qualche modo anticipato ieri sui social media - su cosa fare di una festa che è tradizione, cultura ed economia.

Le undici tesi. I contenuti delle “undici tesi” del manifesto li trovate elencati uno ad uno nella tabella pubblicata qui sopra. C’è un no ad un Carnevale slegato dal calendario canonico. C’è un no all’ottica solo contabile della festa. C’è un no alla piazza Mazzini trasformata in sagra della porchetta. Ma ci sono anche dei sì. Come quello al ritorno al corso mascherato del martedì grasso. O al coinvolgimento della città nella programmazione della festa a cui tiene maggiormente.

Undici punti programmatici di ciò che deve essere e cosa non deve essere il Carnevale di Viareggio. Argomenti che spesso sono fonte di divisioni e polemiche, come la scelta delle date dei corsi per il prossimo anno o le politiche tariffarie adottate dalla Fondazione Carnevale. Ma che possono rappresentare la base per un dibattito che coinvolga tutti. Favorevoli e contrari.

Bersaglio. Una cosa, però, è certa. Uno degli obiettivi delle critiche è il commissario Stefano Pozzoli. Alcuni dei punti del manifesto lo tirano in ballo più o meno esplicitamente. Fra le decisioni prese dall’attuale numero uno di Palazzo delle Muse e maggiormente criticate c’è ad esempio la decisione di spostare il Carnevale 2016 quasi interamente in Quaresima (non a caso il primo punto del manifesto). Ma sotto tiro ci sono anche «il Carnevale vissuto solo come un bilancio da pareggiare» e una «gestione commissariale che ha come solo obiettivo gli incassi e non esita a snaturare l’essenza e l’identità della manifestazione», «un Carnevale che esclude famiglie e bambini».

Meno chiaro è semmai come si riusciranno a conciliare le esigenze di una festa più attenta alle tradizioni con i vincoli sempre più stretti dei bilanci (e di un comune al dissesto).

Che la discussione si apra, dunque.

@ClaVecoli

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